7 Febbraio 2015

Russia, Cina e India insieme per “pace e stabilità”

di Lorenzo Biondi
Russia, Cina e India insieme per “pace e stabilità” Tempo di lettura: 3 minuti

«Mi è stato detto che l’anno della pecora (il 2015 secondo il calendario cinese, ndr) è un anno di creatività e innovazione… Mi pare che la sua visita in India, presidente Xi, abbia portato proprio creatività e innovazione». Il presidente cinese Xi Jinping, solitamente, si limita a incontrare i suoi omologhi ma ieri ha fatto un’eccezione, infilando in agenda un vertice con la ministra degli esteri indiana Sushma Swaraj. E lei gli si è presentata con quella frase sull’«anno della pecora» e le novità nei rapporti tra i due giganti asiatici, Cina e India.

 

In effetti, a giudicare da questo primo mese del 2015, quello in corso potrebbe essere un anno di svolta per la diplomazia asiatica. Sia per i nuovi rapporti tra Cina e India, mai così positivi, sia – in parallelo – per il rafforzarsi di una nuova alleanza tra Pechino, New Delhi e la Russia di Vladimir Putin.

Dei rapporti economici sempre più stretti tra Russia e Cina scrivevamo un mese fa. Ora pare che anche due paesi tradizionalmente rivali come Cina e India si stiano avvicinando a grandi passi. La ministra Swaraj ha portato a Pechino un messaggio di riconciliazione: l’India sarebbe pronta a chiudere la secolare disputa sui suoi confini con la Cina, aperta nel 1914 – centouno anni fa – quando la Gran Bretagna volle tracciare a tavolino la frontiera tra i due Stati.

 

Nel maggio del 2015 il presidente indiano Narendra Modi sarà in visita di stato a Pechino. Pare che le due diplomazie abbiano espresso il desiderio di chiudere la controversia sui confini entro quella data – secondo quanto riferito dal quotidiano indiano The Telegraph. Per questo motivo, entro un mese si terrà un nuovo giro di colloqui sulla vicenda.

 

Il riavvicinamento tra Cina e India non riguarda solo i due Paesi. L’incontro tra la Swaraj e Xi si è svolto a margine di un vertice trilaterale tra Cina, India e Russia. Il comunicato finale del vertice disegna una piattaforma di politica internazionale che non si limita alle questioni regionali ma guarda al mondo intero.

 

Si parte dalla regione dell’Asia che guarda al Pacifico, dove la cooperazione tra i tre paesi deve avere come obiettivo «uno sforzo congiunto per mantenere una pace e una stabilità durature». C’è la questione dell’Ucraina, ovviamente: i tre Paesi chiedono che tutte le parti in causa rispettino la tregua siglata a Minsk nel settembre del 2014 e la risoluzione Onu sulla crisi (anche per quanto riguarda l’istituzione di una commissione di inchiesta indipendente sull’abbattimento del volo malese MH17).

 

Ma il comunicato guarda anche più in là, con un occhio di riguardo al Medio Oriente. Si parla dei negoziati sul nucleare iraniano, con l’auspicio che si arrivi a «un accordo ampio in tempi ravvicinati», cioè anche prima delle scadenze fissate per la trattativa. Sulla Siria le tre potenze chiedono di insistere sulla strada della riconciliazione nazionale, sostenendo il tentativo dell’Onu di raggiungere dei cessate il fuoco locali e i colloqui di pace avviati da Mosca la scorsa settimana. E poi sulla Terra Santa si ribadisce che la via verso la pace passa dall’«istituzione di uno Stato di Palestina sovrano, indipendente, funzionante e unito, con Gerusalemme Est come capitale, che viva entro confini sicuri e riconosciuti, a fianco e in pace con Israele».

 

I tre giganti sembrano aver intuito che una loro alleanza può cambiare gli equilibri globali. Il “secolo asiatico” potrebbe iniziare proprio dalle «innovazioni» di questo 2015.

 

(Nella foto Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi)