9 Agosto 2013

Vincent van Gogh, Notte stellata

Vincent van Gogh, Notte stellata Tempo di lettura: 2 minuti

 

 

Prima della pausa estiva ci lasciamo con uno dei quadri più popolari della storia della pittura. È la Notte stellata che Vincent Van Gogh dipinse nel settembre 1888, al culmine della sua esperienza ad Arles e alla vigilia dell’arrivo di Paul Gauguin e del breve e tempestoso sodalizio artistico con lui, concluso con l’automutilazione all’orecchio. Il soggetto del quadro è estremamente semplice: si vede il letto maestoso del Rodano, arrivato ormai alla fine della sua lunga corsa. Fiume immenso e calmo, che concilia il Nord da cui nasce con il Sud in cui finisce. Il fiume è visto dalla sponda opposta a quella su cui si affaccia Arles con tutte le sue luci che si riflettono profonde nell’acqua. Da questa parte sembra non esserci nulla, solo un terrapieno sul quale cammina una coppia occupata più dai propri pensieri e sentimenti che dallo spettacolo che si alza alle loro spalle: Van Gogh non è l’esaltato/ eccitato che spesso ci viene raccontato. È un artista della normalità, che nella normalità sa intercettare lampi di bellezza ignorata.

Sin dal suo arrivo ad Arles, l’8 febbraio 1888, la rappresentazione degli “effetti di notte” era stato un pensiero costante per Van Gogh. Nell’aprile del 1888 aveva scritto al fratello Théo: “Mi occorre una notte stellata con dei cipressi o, forse, sopra un campo di grano maturo”. A giugno, aveva confidato al pittore e amico Emile Bernard: “Quando mai riuscirò a dipingere un cielo stellato, un quadro che, da sempre, occupa i miei pensieri “. Infine a settembre, in una lettera alla sorella, torna sullo argomento: “Spesso, ho l’impressione che la notte sia più ricca di colori se paragonata al giorno”.

Insomma, la notte è un pensiero costante per Van Gogh. Ma in un senso opposto a quello che potremmo attribuirgli, ricorrendo al luogo comune della malattia nervosa che lo assillava e che l’anno seguente lo avrebbe costretto al ricovero a  Saint-Remy. Van Gogh, anzi, rovescia tutti gli stereotipi e fa della notte non il regno del buio, ma quello di una luce più intensa e profonda. Van Gogh riproduce in modo esatto i colori che percepisce nell’oscurità. La tonalità dominante è il blu in varie sfumature: di Prussia, oltremare o cobalto. Le luci della città brillano di un arancio intenso. Le stelle risplendono di un giallo degno di pietre preziose. È una notte amica quella di Van Gogh. Una notte che porta buoni pensieri, che ascolta e accoglie i desideri del cuore. Perciò è una notte vasta, dominata dal cielo immenso ma nient’affatto ignoto. Ci sono pochi artisti capaci di suscitare commozione come Van Gogh e il motivo credo sia ben condensato in questa tela (oggi custodita al Musée d’Orsay di Parigi). La Notte stellata ci porta dentro quella straordinaria capacità di dilatazione dello sguardo e dell’orizzonte che Van Gogh aveva come connaturato. Il mondo sembra allargarsi sulla sua tela, divaricarsi come se ogni volta si trattasse di un parto.