8 Gennaio 2014

Tiziano, l'Assunta

Tiziano, l'Assunta Tempo di lettura: 2 minuti

 

Se c’è un quadro a cui sono debitore della mia passione per l’arte questo è senz’altro l’Assunta di Tiziano conservata alla chiesa dei Frari di Venezia. Ricordo ancora l’impressione di sbigottimento e meraviglia vedendo, dal fondo di quelle lunghe navate gotiche, svettare quel capolavoro audace.

Quando a distanza di tanti anni si scopre che quell’impressione non muta né si allenta, subentra la curiosità di razionalizzare e di capire: cos’è che fa di quell’immensa tavola di Tiziano (alta quasi sette metri) un capolavoro sempre giovane? Va detto che il maestro veneziano la dipinse nel 1516 in un momento in cui aveva deciso di uscire dal guscio magnifico della “venezianità” e di provare a misurarsi – ambizioso com’era – con quella dimensione di grandezza di cui Raffaello e Michelangelo avevano dato prova qualche anno prima in Vaticano.

Tiziano accetta spavaldamente la sfida, creando persino qualche imbarazzo agli stessi frati francescani che all’inizio avevano persino contestato l’opera. Infatti la sua Assunta è assolutamente nuova, epicentro di una composizione potentemente dinamica; tutti i protagonisti sembrano accesi da un impeto che li attira verso quell’epicentro. Tiziano tra l’altro dipinge in condizioni difficili, perché la sua immensa pala è destinata a star al fondo di un’abside tutta finestrata, che quindi  condiziona lo sguardo per via della collocazione in forte controluce. Tiziano anziché cercare di proteggersi, accetta frontalmente la  situazione, accendendo un giallo intenso come un sole dietro la figura della Vergine. L’effetto è reso ancora più verosimile dall’ombra che la nuvola che porta in alto Maria getta sul popolo degli apostoli i quali da sotto, in un tumulto di emozione, protendono braccia e sguardi verso l’Assunta. Inutile sottolineare l’effetto travolgente che un quadro come questo ebbe su tutta la pittura veneziana: per rendersene conto basta guardare, in una cappella sulla destra degli stessi Frari, il meraviglioso polittico di Giovanni Bellini così commosso ma così controllato. La calotta d’oro che lì si alza dietro il trono della Vergine, è come esplosa nel cielo di Tiziano: l’oro di antico imprinting bizantino resta, ma che incredibile esito ha prodotto! Perché proprio questo è il punto: il quadro di Tiziano è l’esperienza di una nuova libertà.

Qualche tempo fa un grande artista dei nostri giorni, protagonista di un importante movimento d’avanguardia, quello dell’Arte povera, Jannis Kounellis, durante un’intervista aveva fatto riferimento proprio a questa dimensione di libertà di Tiziano. E anzi aveva detto che le sue Madonne rappresentano, per un pittore, l’inizio di tutte le libertà. Tiziano è come un grande apristrada, che si preoccupa molto più di spalancare spazi che non di fissare nuove regole. È uno che legittima tutti a correre, a buttarsi, a osare, senza che questo comporti la delegittimazione di un passato (tant’è vero che il cielo d’oro alle spalle dell’Assunta è una rivisitazione dell’oro dei mosaici nelle absidi di San Marco). È un balzo, non un atto di rivolta. Per questo per ogni artista l’Assunta è un’opera praticamente imprescindibile. Un capolavoro sempre giovane.