3 Luglio 2013

Tano Festa, Creazione

Tano Festa, Creazione Tempo di lettura: 2 minuti

 

 

Tano Festa è stato un artista senza troppe aspettative su se stesso. Cattolico, romano, inquieto, non vedeva nell’arte uno strumento di affermazione sociale, né tanto meno un espediente narcisistico. Era dotato di buona natura, di una pennellata felice, anche se non quanto il suo grande sodale Mario Schifano, e di una delicata fantasia. Questo è bastato per fargli condurre una vita d’artista pop: cioè capace di parlare una lingua moderna e insieme popolare.

Di Tano Festa in questi tempi si è tornato a parlare perché alla Biennale di Venezia tre sue opere sono state scelte per aprire, a sorpresa, il Padiglione vaticano, per la prima volta presente in Laguna. Il Padiglione ha come tema quello della creazione, e Tano Festa a metà degli anni ’60 aveva ripetutamente dipinto dei quadri prendendo spunto proprio dal racconto della creazione sulla volta di Sistina di Michelangelo. Ma il più bel pezzo di questa serie non è esposto in Biennale, bensì all’interno di un’altra mostra veneziana, dove sono state presentate le più belle opere di un grande collezionista romano, Giorgio Franchetti. È quasi un polittico che riprende uno dei temi chiave della poetica di Tano Festa: quello delle finestre. Festa ne ha dipinte tante, delicate e a volte struggenti: in genere montava una tavola all’interno del telaio di una finestra vera e colorava l’una e l’altro, come se si trattasse di aperture verso orizzonti bellissimi e infiniti. Colori squillanti, che evocano una felicità intravista.

Lo schema si ripete in questo quadro, dove la scena della creazione di Adamo di Michelangelo viene rimontata grazie ad un procedimento con carta emulsionata, ma dove lo spazio attorno è contrassegnato da un bianco trepido, steso con pennellate dense. C’è un che di fanciullesco in questo procedere del pittore. Un testimoniare una devozione istintiva per quell’immagine, che pur mette un po’ di soggezione. Per questo Festa allontana il dito di Dio da quello di Adamo, come a voler attenuare la potenza un po’ paralizzante di quel gesto. In mezzo apre invece lo spazio per un respiro, per evocare l’immagine ingenua di quelle nuvole, che sono le stesse a cui in quegli anni guardava Pasolini. Il quale in quel meraviglioso cortometraggio con Totò e Ninetto Davoli, metteva in bocca al grande attore napoletano una battuta che non si può dimenticare. Dice Totò, sdraiato in mezzo alla discarica, guardando le nuvole correre nel cielo: «Meravigliosa, struggente bellezza del creato».

Tano Festa, da semplice fedele, ha voluto solo dire che, creando l’uomo, Dio lo ha fatto con la bellezza di quelle nuvole in fondo al cuore.