6 Settembre 2013

Leonardo da Vinci, L'occhio

Leonardo da Vinci, L'occhio Tempo di lettura: 2 minuti

 

Un occhio. Solo un occhio tratteggiato finemente. Un occhio volutamente non particolarmente espressivo, che immaginiamo sia di uomo, perché sullo stesso foglio Leonardo ha disegnato un volto d’uomo. È un disegno di proprietà della Biblioteca Nazionale di Torino ed è esposto in queste settimane alla mostra delle Gallerie dell’Accademia di Venezia insieme ad altri 51 disegni del grande artista. Perché tra tanti capolavori presenti, prestare attenzione proprio a questo disegno dell’occhio? Perché è una chiave per affrontare e cercare di capire Leonardo fuori dalle solite iperboli e dalla solita retorica.

L’occhio è certamente disegnato benissimo, con una precisione da anatomista; come detto non è affatto un occhio che comunichi uno stato d’animo. Sembra proprio come quello su cui potrebbe puntare i suoi strumenti un oculista: un occhio un po’ “vuoto”. E non è un caso che sia così: a Leonardo interessa in primo luogo indagare su quell’organo che per lui è un po’ il punto di partenza di tutto. Vuole vederci dentro, vedere com’è fatto. Non ci sono sottintesi in questo disegno: è tutto esplicito e dichiarato. Proprio per questo il disegno è oltremodo rivelatore di chi era Leonardo: un artista che non voleva farsi scappare nulla di ciò che vedeva. Un indagatore di tutto, sempre pronto a raccogliere qualsiasi indizio la realtà gli mettesse, appunto, sotto gli occhi. Un curioso, all’infinito; un curioso senza argini: per questo Leonardo più che l’uomo dei misteri è l’uomo che cerca la ragione di ogni cosa, sapendo di non poter dire l’ultima parola. Anzi, tenendosi alla larga dall’idea di dire l’ultima parola.

Tra il ragionamento e l’esperienza, Loenardo non ha nessun dubbio: senza esperienza non c’è nessun ragionamento sensato. L’occhio quindi viene prima del cervello, ed è anche più affidabile. Ma l’occhio non ha capacità di sintesi: è accumulo di sguardi. Per questo Leonardo disegna in continuazione, annota tutto, come se i suoi fogli fossero un hard disk ante litteram. Non si fida dell’immagine così come è rimasta depositata nel suo cervello e che con il tempo scolora, viene deformata dalle sensazioni, dal gusto. Meglio dotarsi di un riscontro oggettivo di ciò che l’occhio ha visto, magari sostenendolo con testi scritti che ancor più rendono affidabile e completa la documentazione di quello sguardo.