31 Gennaio 2013

Giorgio Morandi, Natura Morta

Giorgio Morandi, Natura Morta Tempo di lettura: 2 minuti

 

Se c’è una mostra che mi sarebbe piaciuto vedere è quella dedicata a Giorgio Morandi a Londra (Estorick collection). Perché questo desiderio di rivedere un pittore visto in fondo in occasione di tante mostre (la più recente, bellissima, a Lugano lo scorso anno), e per di più presente in quasi tutti i musei italiani? Che cosa fa scattare la voglia di vedere Morandi? In questo caso alcuni fattori intercettati un po’ per caso.

Innanzitutto il titolo della mostra: Lines of poetry (più o meno, “linee di poeticità”). Un titolo che “veste” benissimo l’opera di Morandi. In secondo luogo, il fatto che abbiano scelto di presentare l’artista bolognese con le sue opere più lievi: le incisioni e soprattutto i quasi impalpabili acquerelli. In terzo luogo una recensione precisa e anche carica di “poetry” intercettata sulle pagine del Manifesto e firmata da Antonella Anedda. È lì che ho letto questa descrizione: «La mostra è un’occasione per ammirare alcuni straordinari (e rari) acquerelli. Sono quattro ma valgono l’intera mostra e testimoniano l’ultima fase del lavoro di Morandi. Ecco Paesaggio (Levico) del 1957 una nube di verde che si abbassa sul giallo pallido della carta riuscendo a dare un’idea di estate piena e insieme di freschezza, ecco Casa in rovina, in cui le pareti che sfumano nel viola sembrano rispondere all’ammaestramento di Leonardo che invitava i pittori a guardare attentamente le crepe dei muri».

Gli acquerelli di Morandi sono infatti tra le cose più più leggere e meno pretenziose nella storia della pittura. Sono fatti di nulla, e il colore sulla carta sembra essere stato messo con un soffio, come nel caso di questa Natura morta del 1960, presente alla mostra londinese. Morandi più s’avvicina al capolinea (morirà nel 1964) più dipinge con pudore. Anzi con umiltà. Sembra quasi volersi tirare indietro, come consapevole di una propria inadeguatezza; o meglio: la sconfinata ammirazione per il reale lo porta a non voler sovrapporre il peso del proprio sguardo. A mettere in un angolo il proprio punto di vista per lasciar lievitare la fragile meraviglia delle cose.

La parola preghiera applicata all’arte va sempre usata con molta parsimonia. Ma con questi acquerelli della sua ultima stagione Morandi ha dipinto qualcosa che arriva molto vicino alla preghiera. Una preghiera appena sussurrata, come quelle giaculatorie, che ancora a volte capita di intercettare, come un semplice, appartato fruscio nel silenzio di una chiesa.