18 Aprile 2013

Duomo di Milano

Duomo di Milano Tempo di lettura: 2 minuti

 

Verso la fine del ‘300 colui che in quel momento era l’uomo più potente d’Italia, volle dare alla sua città una nuova cattedrale. Ma ebbe un’idea strana: forse in ossequio all’imperatore che lo aveva fatto duca, volle fare una cattedrale sullo stile di quelle fiorite in molte capitali del nord, con le foreste di guglie e le altissime navate. È così che a Milano, per ordine di Gian Galeazzo Visconti, nel 1386 prese avvio il folle, complicatissimo cantiere del Duomo, l’unica cattedrale integralmente gotica costruita a sud delle Alpi. Che quella fosse un’idea se non bizzarra, quanto meno fuori luogo, lo testimonia il fatto che il cantiere si trascinò per 500 anni: infatti tra la grande finestrona absidale e la facciata non ci sono solo i 120 metri di lunghezza della cattedrale ma anche i 5 secoli che li separano. Ma proprio su quell’inizio vorremmo soffermarci. Per ammirarlo bisogna mettersi all’esterno del Duomo, proprio sul suo retro. È da lì che si può ammirare quello sbalorditivo ricamo di pietra che viene a disegnare l’immensa finestra. Certamente opera di qualche maestro sceso dal nord, uno di quei maestri che le maestranze milanesi mal digerivano ma che erano costrette a subire, viste le complicazioni e le incognite che il progetto in puro gotico voluto dal duca comportava. Ma veniamo a quello straordinario finestrone che chiude l’abside. Per ammirarlo bisogna mettersi alle spalle del Duomo e alzare la testa: si vede la grande sagoma ad arco acuto, alta una ventina di metri, tutta intessuta di eleganti nervature di pietra e marmo. Nella parte alta al centro c’è un grande sole, Il Sol Iustitiae, che nel linguaggio delle allegorie medievali stava a indicare Dio. Sopra c’è una strana colomba, che evidentemente simboleggia lo Spirito Santo. Ma forse in ossequio al potere che gli aveva concesso l’ambitissimo titolo di Duca, Gian Galeazzo aveva suggerito che quella colomba avesse anche le parvenze di un’aquila imperiale. Gian Galeazzo e la moglie se ne stanno in posizione davvero da brividi al culmine dell’arco, sopra un piedistallo. Ma, dal punto di vista dell’iconografia, la parte più affascinante del finestrone è più in basso. Ritagliate dentro i vetri si vedono la Vergine annunciata (a sinistra) e l’Arcangelo Gabriele a destra. Sono sculture di grande eleganza formale che richiamano lo stile della grande scuola borgognona. La Madonna in particolare se ne sta completamente avvolta nel suo manto davanti al leggio, come a proteggere se stessa e quel suo momento da un’esposizione eccessiva. Spostandosi verso il centro si trovano due figure in posizione davvero strana. Sono Sant’Ambrogio e San Galdino, ambedue vescovi milanesi e, al tempo, entrambi patroni della città. Sono a mezzo busto, ma a sorpresa ne vediamo solo la schiena: infatti l’anonimo scultore li ha immaginati inginocchiati, in adorazione e rivolti quindi verso l’altare. Insomma, Ambrogio e Galdino dandoci le spalle, dicono a chi passa, che il meglio è quel che sta dentro la Cattedrale. Un escamotage semplice, diretto, senza prosopopea.