18 Ottobre 2012

Jacopo Ceruti, Donna che fa la calza

Jacopo Ceruti, Donna che fa la calza Tempo di lettura: 2 minuti

Una tela di un metro e mezzo di base; una misura che in genere veniva destinata a soggetti importanti, per destinazioni nobili. Jacopo Ceruti, artista lombardo vissuto in pieno ‘700, invece le grandi tele usava destinarle a soggetti poco canonici: i poveri. In questo quadro, conservato nel Museo Lechi appena inaugurato a Montichiari (Bs), ad esempio ha dipinto semplicemente una vecchia donna imbacuccata nei suoi abiti a più strati, per proteggersi dal freddo, ritratta mentre lavora a maglia. Intorno il contesto è tutto spoglio, in sintonia sociale con il personaggio, questa donna che se ne sta seduta su un grande sasso, perfettamente eretta e concentrata nella sua occupazione.

In genere quando gli artisti si occupavano di illustrare la vita dei poveri, lo facevano in modo totalmente diverso: trasformavano il soggetto in scene di genere, come se la povertà fosse un divertissement, uno spettacolo da circo per i committenti ricchi che si appendevano quei quadri nelle loro magioni. In quelle opere i personaggi avevano sempre dimensioni minute, ed erano rappresentate nei loro contesti in modo un po’ flokloristico.

Ceruti agisce invece in maniera esattamente opposta: semplifica radicalmente la scena per concentrare tutta l’attenzione sul personaggio, che viene imprevedibilmente monumentalizzato e rappresentato con un taglio molto importante e nobile, cioè di profilo. Non c’è nessun pietismo in Ceruti, ma affermazione di una dignità che mai prima era stata rappresentata in modo così pieno e così persuasivo. La povertà assume una dimensione imponente, non certo per un intento rivendicativo, ma come documentazione vera (e pre manzoniana) di una condizione umana. Non c’è retorica in Ceruti, ma solo adesione alla semplicità di cuore e di vita propria di quella donna. Così quel senso di pazienza e di naturale predisposizione ad affidarsi che ne scolpisce quasi la figura, arriva sino a noi, trasmettendoci una commossa ammirazione. Nei confronti di lei e naturalmente anche di chi la dipinse.