22 Giugno 2022

Donatello, Madonna Dudley

di Giuseppe Frangi
Donatello, Madonna Dudley Tempo di lettura: 2 minuti

Tra i fili conduttori della meravigliosa mostra di Donatello in corso a Firenze a Palazzo Strozzi e al Bargello, c’è certamente il tema della Madonna con il Bambino. È impressionante e insieme commovente la quantità di varianti che Donatello riesce a creare su quello stesso soggetto, come se avesse avuto l’opportunità di essere testimone di mille differenti istanti della relazione tra Maria e suo figlio.

Cambiano i gesti; cambiano soprattutto le pose del Bambino, che come accade nella realtà di ogni bambino non sta fermo, cambia posizione, cerca la madre in modi ogni volta diversi. A volte s’abbarbica al suo volto, a volte si agita sulle ginocchia, a volte le si stringe il collo, a volte si mette teneramente guancia a guancia. Con Donatello il soggetto più amato dal popolo cristiano si vivifica, proponendosi ogni volta in modo irripetibile, proprio com’è irripetibile ogni istante della vita. 

C’è però un’opzione preferenziale a cui Donatello ricorre con maggiore frequenza. Riguarda Maria, che tante volte troviamo rappresentata di profilo, mentre rivolge il suo sguardo al Bambino. In mostra ce n’è più di una, compresa quella più celebre, la Madonna Pazzi, che campeggia sui manifesti.

C’è ad esempio la bellissima e misteriosa Madonna Dudley, conservata a Londra: una lastra di marmo poco grande – quanto un foglio A4 – che sembra scolpita più che con uno scalpello con la grazia di un soffio. È misteriosa non perché sia sfuggente, ma perché, grazie a tanta leggerezza esecutiva, ci mette direttamente davanti al mistero costitutivo del rapporto tra Maria e suo figlio.

Anche la Madonna Dudley ci appare di profilo. Perché Donatello insisteva tanto su questa scelta? Stando di profilo, Maria punta sempre il suo sguardo sul Bambino. È uno sguardo inevitabilmente intenso, profondo e affrancato da ogni psicologismo.

In un certo senso può sembrare escludente, in quanto noi siamo tagliati fuori dall’asse di quello sguardo. Eppure è tale la densità umana di quel guardare, che alla fine, ci si sente invece tutti inclusi. Quello di Maria è infatti uno sguardo originato da un’attrattiva, così tenera, fragile e insieme così totalizzante. Difficile non sentirsene investiti, al punto che è difficile anche a noi levare lo sguardo da immagini come queste.