4 Febbraio 2015

Una Yalta per l'Ucraina?

Una Yalta per l'Ucraina? Tempo di lettura: 2 minuti

Putin è «un genio. La sua capacità di rimanere al potere è ineguagliabile. Rimarrà dov’è per molti anni ancora e forse non è nemmeno un male, perché le alternative sono peggiori. Io consiglio ai politici europei di dare al Presidente un’altra chance per permettergli di ritornare alla politica precedente al 2004. Per quattro anni ha realizzato buone riforme ed è stato un partner internazionale». A parlare non è un putiniano di ferro, anzi, ma il magnate russo Alexander Lebedev che vive a Londra ed è acerrimo nemico del Presidente russo al quale rimprovera, tra l’altro, la condanna e la lunga galera (uno dei tanti oligarchi che hanno conosciuto le patrie galere prima di far nuova fortuna all’estero, dove avevano accumulato il denaro russo).

 

Lebedev è stato intervistato sul Corriere della Sera del 3 febbraio da Chiara Mariani (Lebedev, l’oligarca anti-Putin “per risolvere la crisi di Kiev serve una nuova Yalta) e, interpellato sulla crisi ucraina, ha affermato: «Prima di tutto devono tacere le armi. Poi bisogna indire una nuova conferenza a Yalta per definire i passi successivi. L’Ucraina è destinata a entrare nella Comunità europea. Tra 10 anni? Tra 20 anni? Quando ciò avverrà. si farà un nuovo referendum e la Crimea deciderà dove andare. Sono certo che quello che si è svolto lo scorso anno sia stato spontaneo e non truccato. Ma è avvenuto troppo velocemente e ha infiammato gli animi».

 

Nota a margine. Mentre gli Stati Uniti si interrogano se iniziare a inviare a Kiev armi pesanti e la guerra in Ucraina prosegue («una escalation bellica nel mezzo dell’Europa che l’arrivo di nuove armi potrebbe ulteriormente alimentare», scrive sul Corriere dello stesso giorno Franco Venturini), sembrano di certo interesse le parole di Lebedev. Che indicano una strada percorribile per trovare vie di pace: un negoziato alto, tra grandi potenze, che prescinda dai negoziatori locali. Ma finché l’obiettivo di questa guerra, per l’Occidente, sarà la fine del governo di Putin, cosa altra da una trattativa sul destino dell’Ucraina, sarà impossibile percorrerla.

 

Un diverso interesse suscita il cenno, contenuto nell’articolo di Venturini già segnalato, che vede l’Ucraina «sull’orlo del default». Condizione che pone altre problematiche: gli Stati che la sostengono saranno chiamati a svenarsi per sovvenire, cosa che in questo momento di crisi comporterà non poche difficoltà in Occidente (senza contare il bizzarro doppio binario: di inflessibilità verso la Grecia e di estrema flessibilità verso l’Ucraina); non solo: è possibile che a Kiev c’è chi potrebbe vedere questa guerra come una soluzione ai propri problemi economici (se si smettesse di combattere, l’Occidente si svenerebbe per questa nazione alla periferia orientale d’Europa?). Domande che rimandiamo ai lettori.