7 Marzo 2022

Ucraina: la guerra nucleare è rischio concreto

Ucraina: la guerra nucleare è rischio concreto Tempo di lettura: 5 minuti

Il Sen. Lindsey Graham

La guerra ucraina sta suscitando dolore e indignazione, ma anche reazioni folli, come le dichiarazioni del senatore repubblicano Lindsey Graham, che ha affermato pubblicamente che Putin deve essere “ucciso”.

Una dichiarazione che ha suscitato reazioni anche nell’ambito politico americano, come riferisce il Washington Post, nel quale l’idea, e indirettamente il suo propugnatore, è stata bollata come “folle”. Basti ricordare che la Grande Guerra è iniziata dopo l’assassinio dell’arciduca Ferdinando…

Similmente, anche l’idea di una no-fly zone sull’Ucraina, chiesta ripetutamente da Zelensky, è stata rifiutata sia dalla Nato che dagli Usa. A spiegare perché è il senatore Marco Rubio: “La no-fly zone è diventata uno slogan. Non sono sicuro che tanti capiscano appieno cosa significa”.

“[…] Significa far volare AWACS [sistemi di allerta e controllo aviotrasportati] 24 ore al giorno. Significa che abbiamo deciso di abbattere e ingaggiare gli aeroplani russi in cielo. Significa, francamente, che non puoi far volare quegli aerei a meno che non siano disposti a mettere fuori uso i sistemi antiaerei che i russi hanno schierato…  non solo in Ucraina, ma anche in Russia e in Bielorussia”.

“Quindi, fondamentalmente, una no-fly zone, se le persone capiscono cosa significa, significa la terza guerra mondiale. Significa iniziare la terza guerra mondiale”.  Insomma, la no-fly zone “non sarebbe tanto una regola da far rispettare. È decidere di abbattere gli aerei della Federazione Russa ed equivale fondamentalmente a dare inizio alla terza guerra mondiale” (The Hill).

Il supporto militare

Ma, rifiutata tale idea, il supporto militare agli ucraini si sta sviluppando in altri modi. Il New York Times dettaglia come la Nato e gli Usa stiano organizzando tale assistenza attraverso il fondo europeo “European Peace Facility”, che acquista armamenti e li smista in Ucraina.

“Sul territorio della NATO, dobbiamo essere come il Pakistan”, ha detto Douglas Lute, ex ambasciatore Usa presso la NATO, “accumulando materiale in Polonia e organizzando linee di rifornimento per gli ucraini, così come il Pakistan riforniva i talebani in Afghanistan” (per Responsible Statecraft, il precedente non conforta, dal momento che in tal modo nacque al Qaeda).

Tra questi armamenti, anche gli aerei militari della Polonia. Il Washington Post, infatti spiega come, rigettata l’idea della no-fly zone, si sia acconsentito “alla Polonia di inviare in Ucraina i suoi aerei da combattimento dell’epoca sovietica, che saranno utilizzati dai piloti di quest’ultimo paese. Gli Stati Uniti dovrebbero compensare i trasferimenti della Polonia all’Ucraina fornendo nuovi aerei di fabbricazione statunitense. Il segretario di Stato Antony Blinken ha confermato domenica che l’amministrazione Biden sosterrà questo scambio a tre” (peraltro garantisce ottimi affari all’apparato militar-industriale Usa).

Meno certo di questa possibilità è il NYT, che enumera alcune difficoltà in merito e spiega che i polacchi non sono molto d’accordo perché “chiaramente preoccupati di come fornire i caccia all’Ucraina e se questo li rende un obiettivo dei russi” (possibile, e non sarebbe solo un problema di Varsavia…).

Il rischio di incidenti è altissimo, scrive il NYT: “Anche se nessun soldato della NATO entrasse mai in Ucraina [ma è già piena di “volontari”, riferisce successivamente il quotidiano, ndr] , e anche se i convogli di materiale venissero condotti al confine da personale non in uniforme o dipendenti civili su camion anonimi, è probabile che le forniture di armi europee siano viste da Mosca come un non-così-mascherato intervento della NATO”.

“Fornire armi all’Ucraina per consentire alla resistenza di far sanguinare il naso alla Russia è una buona idea, ‘ma più tale aiuto aumenterà, più ti chiedi come risponderà Putin’, ha affermato Malcolm Chalmers, vicedirettore del Royal United Services Institute, un istituto di ricerca sulla difesa. ‘Cosa succede se attacca dall’altra parte del confine? Noi inseguiamo i terroristi oltre confine, perché non può farlo lui?'”.

“[…] Poi c’è sempre la possibilità che gli aerei russi entrino nello spazio aereo della NATO per cercare di interdire i convogli o inseguire aerei ucraini. Qualcosa di simile è accaduto l’unica volta che un paese della NATO ha abbattuto un caccia russo Su-24, vicino al confine turco-siriano nel 2015” (in realtà l’abbattimento è avvenuto in territorio incerto, forse anche siriano, da cui ulteriori incognite riguardo le minacce aeree, reali e percepite).

La guerra al tempo degli influencer

Insomma, la Terza guerra mondiale fatta a pezzi, iniziata con l’intervento Nato in Jugoslavia (vedi Piccolenote), è diventata calda e mette a rischio la sopravvivenza del mondo attuale.

Presto, se non si porrà un freno all’aggressione russa e a certa reattività poco lucida (dei leader, le lacrime della povera gente sono sacre), i Tg, se ancora esisteranno, invece di rimandare le immagini delle sofferenze degli ucraini, rimanderanno le immagini delle ceneri di New York, Mosca, Roma o Berlino… o davvero qualcuno pensa che tutto possa risolversi solo mandando armi all’Ucraina?

Viviamo in un tempo intessuto di virtuale, con un’economia virtuale, una finanza virtuale, un’informazione virtuale e si rischia che anche questa criticità senza precedenti per il mondo venga affrontata dai leader mondiali come qualcosa di virtuale, dove purtroppo morti e sofferenze sono ben reali.

Come spiega Andrea Munz in un lusinghiero ritratto sul Foglio, “Zelensky inaugura la guerra nell’epoca degli influencer e dei selfie”. Ma se tali mezzi sono ottimi per la propaganda e l’organizzazione della resistenza, non aiutano a risolvere una crisi di tale livello.

I rischi di una mancanza di percezione della realtà e dei pericoli che essa pone sono altissimi. Esemplari, in tal senso, le dichiarazioni dell’anchorman di Fox News Sean Hannity sul convoglio russo che sta assediando Kiev: “Se riusciamo a vedere sulle immagini satellitari dove si trova quel convoglio, non so, forse qualche paese intelligente, forse la NATO, potrebbe prendere alcuni dei suoi aerei da combattimento, o forse dei droni, per eliminare l’intero dannato convoglio. E poi nessuno lo rivendicherà, quindi Putin non saprà con chi prendersela” (lo riporta Business Insider… e no, Hannity non scherzava, era serio).

Tali drammatici pericoli sono ben delineati anche in un interessante articolo che Franco Venturini verga per il Corriere della Sera. Vi rimandiamo per una lettura completa, riportando solo una conclusione: “È già chiara l’urgenza di un gesto di coraggio da parte dell’Occidente. Che non sarebbe di fare la guerra alla Russia, bensì di prevenirla”.

Per Venturini servirà molto coraggio per aprire un negoziato con l’aggressore, ma “si deve correre il rischio di essere paragonati a Chamberlain e a Daladier, alle ingenue viltà di Monaco ’38, ma quella sciagurata conferenza aprì le porte alla Seconda guerra mondiale, mentre ora si tratta di impedire la Terza che incombe su di noi. Parlare con Putin è diventato urgente”.

C’è chi reputa che tale negoziato sia impossibile, dato appunto il precedente di Monaco. Ma tale remora non tiene presente la storia. Allora Hitler non aveva davanti a sé la Nato, ma tanti Stati, ognuno con i suoi interessi. Mentre la “distruzione mutua assicurata” propria della Guerra Fredda è stata un deterrente anche ai tempi del feroce Stalin. Eviterà che la storia si ripeta.

Sabato scorso il premier israeliano Naftali Bennet è volato a Mosca. Anche Macron, nonostante l’esecrazione per l’intervento in Ucraina, tiene i canali della diplomazia aperti e la Turchia, entro la settimana, dovrebbe ospitare un incontro tra i ministri degli Esteri ucraino e russo ad Antalya (Anadolu). Oggi, infine, si terrà il terzo round di negoziati tra le delegazioni dei due Paesi in guerra.

Non si vedono risultati reali di tali sforzi diplomatici, a parte le tregue umanitarie (pure benvenute), ma non c’è altra via per risolvere questa crisi. Se la situazione precipita, sarà guerra nucleare. Un’opzione che non ha nessun vincitore.

 

Ps. Bennet, non un quisling qualsiasi, ha riferito che durante il suo incontro con Putin, questi era “razionale” (Timesofisrael). Contraddice quindi l’idea circolante che lo zar sia un paranoico con cui è impossibile negoziare. Insomma, i nodi possono essere sciolti, nonostante tutto e prima che la situazione peggiori.