12 Marzo 2022

Ucraina: errori del passato e del presente

Ucraina: errori del passato e del presente Tempo di lettura: 4 minuti

Victoria Nuland

Riportiamo brani tratti da un articolo di Ted Galen Carpenter pubblicato su Nesweek. Non tanto per il contenuto, che riprende argomentazioni e informazioni che circolano da tempo e da tempo oggetto di controversia, quanto perché tali contenuti hanno trovato spazio sul più autorevole settimanale americano (non certo un media filo-Putin, formula con la quale si eludono tesi discordi dalla narrativa ufficiale…), Piccolo indizio che c’è ancora una riserva di ragionevolezza, negli Stati Uniti e altrove.

“La decisione di Vladimir Putin di lanciare un’invasione su vasta scala dell’Ucraina è un mostruoso atto di aggressione che ha gettato il mondo in una situazione pericolosa. Secondo tutti gli standard di ragionevolezza, la sua mossa è stata una risposta esagerata a tutte le provocazioni dell’Ucraina o NATO . Tuttavia, questa conclusione è diversa dal dire che non ci sono state provocazioni, come stanno facendo oggi troppi politici ed esperti in Occidente”.

“È diventato particolarmente di moda, in tali ambienti, insistere sul fatto che l’espansione della NATO al confine con la Russia non è in alcun modo responsabile dell’attuale crisi ucraina. Molti respingono tutte le argomentazioni contrarie in quanto ‘riprendono i punti di vista di Putin‘, e che ciò è ‘schierarsi con Putin‘ o si sta diffondendo propaganda e ‘disinformazione’ russa. Lasciando da parte il brutto miasma del maccartismo che avvolge tali accuse, l’argomento di fondo è di fatto sbagliato”.

“[…] George Kennan, il pensatore che è stato definito l’architetto della politica di contenimento americana durante la Guerra Fredda, in un’intervista del New York Times del 2 maggio 1998 avvertì su quanto avrebbe provocato il movimento della NATO verso Est. ‘Penso che sia l’inizio di una nuova guerra fredda’, ha affermato. ‘Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e ciò influenzerà le loro politiche. Penso che sia un tragico errore’.

[…] Eppure i funzionari statunitensi ed europei hanno attraversato un semaforo rosso dopo l’altro. George W. Bush iniziò a trattare la Georgia e l’Ucraina come stimati alleati politici e militari degli Stati Uniti e nel 2008 fece pressioni sulla NATO affinché ammettesse l’Ucraina e la Georgia come membri. La diffidenza francese e tedesca ha ritardato tale impegno, ma il comunicato del vertice della NATO ha affermato che entrambi i paesi alla fine avrebbero raggiunto tale status”.

“[…] Nel suo libro di memorie del 2014 , Duty , Robert M. Gates, che ha servito come Segretario alla difesa sia nell’amministrazione Bush che in quella di Barack Obama , ha ammesso che ‘cercare di portare Georgia e Ucraina nella NATO è stato davvero esagerato’. Tale iniziativa, ha concluso, ha ‘ignorato sconsideratamente ciò che i russi consideravano i propri interessi nazionali vitali'”.

Quindi Carpenter ricorda quando nel 2014  gli “Stati Uniti e diversi governi europei si sono intromessi spudoratamente per sostenere gli sforzi dei manifestanti per spodestare il presidente ucraino filo-russo, Victor Yanukovich, circa due anni prima della scadenza del suo mandato”, conseguito dopo un’elezione che “persino l’ Unione Europea e altri osservatori internazionali hanno riconosciuto essere ragionevolmente libera ed equa”.

Invece l’Occidente ha sostenuto a spada tratta le “violente manifestazioni di piazza” che hanno posto fine a tale governo e portato sugli scudi un altro potere, stavolta filo-occidentale. “La registrazione della famigerata telefonata trapelata tra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey Pyatt ha confermato la portata dell’ingerenza di Washington negli affari di un paese sovrano” (la Nuland, oggi ancora in servizio al Dipartimento di Stato e particolarmente attiva sul fronte ucraino, spiegava ai suoi interlocutori chi avrebbe dovuto andare al governo).

“Quanto avvenuto in Ucraina si è rivelata un’intollerabile provocazione per la vicina Russia. Putin ha risposto annettendo la strategica penisola della Crimea e gli Stati Uniti e i suoi partner della NATO hanno quindi imposto sanzioni economiche alla Russia. La nuova guerra fredda era iniziata sul serio”.

“Eppure Washington si rifiutava ancora di fare marcia indietro. Invece, le amministrazioni Trump e Biden hanno riversato armi in Ucraina, approvato esercitazioni militari congiunte tra le forze statunitensi e ucraine e hanno persino spinto gli alleati a includere l’Ucraina nei giochi di guerra della NATO”.

“Alla fine del 2021, è diventato chiaro che le carte in mano al Cremlino si erano esaurite. Mosca ha avanzato richieste di garanzie di sicurezza , compreso il ritiro delle forze militari già dispiegate nei Paesi orientali della NATO. Per quanto riguarda l’Ucraina, la richiesta era molto chiara e intransigente: non solo Kiev non avrebbe mai dovuto ricevere un invito all’adesione, ma neanche armi e truppe della NATO. Quando l’Occidente non ha fornito tali garanzie, Putin ha lanciato la sua guerra devastante su vasta scala”.

“[…] Si può facilmente immaginare come reagirebbero gli americani se Russia, Cina, India o un altro concorrente nostro pari ammettessero paesi dell’America centrale e dei Caraibi in un’alleanza di sicurezza a loro guida, e poi cercassero di aggiungere il Canada come alleato militare, ufficialmente o di fatto. È molto probabile che gli Stati Uniti risponderebbero con una guerra. Eppure, anche se l’Ucraina ha un’importanza per la Russia paragonabile all’importanza del Canada per gli Stati Uniti, i nostri leader si aspettavano che Mosca rispondesse passivamente alla crescente invasione”.

Così, secondo Carpenter, i calcoli degli Stati Uniti e della Nato “si sono rivelati disastrosamente sbagliati e, grazie alla loro inettitudine, il mondo è ora un posto molto più pericoloso”.

Se pubblichiamo tale articolo non è tanto per ripercorrere i passaggi che hanno favorito questa crisi, né per giustificare l’ingiustificabile invasione ucraina, ma solo perché invita a riflettere.

Si sono fatti errori grossolani in passato. Non riconoscerli, anzi squalificarli derubricandoli a propaganda russa, non permetterà una più profonda riflessione su quanto sta avvenendo, lasciando sempre più spazio alle armi e alla macelleria. Ammettere tali errori sarebbe un primo passo per cercare una soluzione a questa tragedia, di cui oggi sentiamo solo i primi morsi. Il peggio, se non si argina, deve ancora venire.

Infine, ci permettiamo una banale considerazione. Il mondo, occidente e oriente uniti, ha riconosciuto che la corsa all’atomica dell’Iran pone una minaccia esistenziale a Israele. Israele ha, a sua volta, tante testate atomiche da poter incenerire l’Iran una decina di volte.

Eppure, reale o percepito che sia il pericolo, il mondo ha giustamente riconosciuto le esigenze di sicurezza di Israele e si è mosso per impedire all’Iran di conseguire l’arma atomica.

Peraltro, gli Usa hanno dichiarato più volte che avrebbero impedito a ogni costo tale sviluppo, anche a costo di una guerra, che sarebbe molto più devastante di quella ucraina dal momento che l’Iran conta quasi 90 milioni di abitanti e incendierebbe l’intero mondo arabo, con inevitabili ricadute globali.

Il distinguo tra le esigenze di sicurezza israeliane e russe ci appare stridente.

Ps. L’America, che nega la sovranità russa della Crimea, ha recentemente riconosciuto la sovranità israeliana sul Golan siriano, anch’esso occupato a seguito di una guerra. Altra contraddizione.