8 Novembre 2017

Trump: la crisi coreana? Si risolverà

Trump: la crisi coreana? Si risolverà Tempo di lettura: 2 minuti

Segnali distensivi di Donald Trump sulla crisi della Corea del Nord, finora approcciata con toni più che muscolari. Li registra Federico Rampini sulla Repubblica dell’8 novembre, che spiega come il presidente americano, pur giungendo in Corea del Sud con seguito di portaerei e sottomarini atomici, afferma: «Speriamo con Dio di non doverli mai usare». E, in una base militare americana, aggiunge: «Alla fine tutto si risolverà, vedrete».

Non solo. Trump ha esortato la Corea del Nord «a fare la cosa giusta, raggiungere un accordo» sul quale si dice ottimista.

Inoltre, Trump spiega di «vedere qualche movimento» positivo da parte di Pyongyang ed esorta: «È davvero sensato che la Corea del Nord venga al tavolo del negoziato e raggiunga un accordo».

Rampini registra anche un cambiamento di toni da parte di Pyongyang: non solo ha evitato altri test missilistici, ma ora i giornali mostrano il leader coreano intento a visitare fabbriche piuttosto che basi militari.

Il cronista di Repubblica si interroga su questo cambiamento, immaginando la sorpresa di Rex Tillerson, sostenitore dell’approccio diplomatico alla crisi. E sull’imprevedibilità del presidente americano.

In realtà non c’è alcun cambiamento da registrare. Trump fa sempre così: a una virulenza verbale senza precedenti nella politica estera americana affianca una prassi più che pragmatica.

Alcuni hanno voluto vedere in questa duttilità l’imprinting proprio della sua estrazione commerciale; Trump sarebbe cioè uso alle trattative serrate, fatte di rilanci finalizzati a compromessi vantaggiosi.

Possibile, anzi probabile: ma questa alternanza di toni e di iniziative sembra più dovuta al contrasto che il presidente americano deve sostenere quotidianamente. La stretta dei suoi avversari è forte e divincolarsi costa fatica.

Da qui il suo ondeggiare tra proclami degni del peggior neocon e la sua prassi in linea con l’idea sulla quale fonda la sua politica estera, che poi è quella di cercare di tirar via l’America dalle secche nelle quali è stata portata dalle guerre volute proprio dai neocon.

Non si tratta solo di una scelta politica. L’ossessione bellica dei neocon non va solo a detrimento del mondo, ma anche dell’America che tale prospettiva consegna a un’economia di guerra permanente, il cui unico e necessitato sbocco è l’opzione apocalisse, quella appunto che avrebbe dovuto realizzare la Clinton.

Pare che Trump e Putin si incontreranno in Vietnam, al margine del vertice Apec. Una buona notizia per la distensione internazionale. Possibile che segni un ulteriore passo in vista della risoluzione della crisi coreana.

Mentre è più che probabile che susciterà dure reazioni negli ambiti che dal momento dell’insediamento di Trump tentano in tutti i modi di evitare tale distensione. Un rischio che va corso anche se, purtroppo, ci sarà un prezzo da pagare.