6 Gennaio 2022

Nucleare Iran: il placet del capo dell'Intelligence israeliano

Nucleare Iran: il placet del capo dell'Intelligence israeliano Tempo di lettura: 3 minuti

il Generale Aharon Haliva

Proseguono a Vienna i negoziati per ripristinare l’accordo sul nucleare iraniano, mentre, in parallelo, continuano anche le critiche all’amministrazione Usa per aver intrapreso tale passo, censure provenienti dai tanti falchi anti-iraniani che volano sia in Israele che negli Stati Uniti, i quali si stanno adoperando per evitare l’intesa.

Poco o nulla si sa di quanto si sta dibattendo a Vienna, ma qualcosa è trapelato. In particolare l’agenzia di stampa iraniana Tansim riferisce che è stata stilata una bozza congiunta per un eventuale accordo e che si sta discutendo su quella.

Così il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Salaeed Khatibzadeh: “Ciò che osserviamo oggi è il realismo delle controparte occidentale, che non presenta più alcuna richiesta relativa alla questione nucleare oltre il JCPOA”, il Joint Comprehensive Plan of Action), accordo stracciato sotto l’amministrazione Trump.

Infatti, se i negoziati, iniziati con l’avvento della nuova amministrazione Usa, finora non hanno dato risultati è stato per tre motivi. Anzitutto, la volatilità degli Stati Uniti, che hanno rifiutato la più che legittima richiesta di Teheran affinché un eventuale accordo avesse valore vincolante per gli Stati Uniti.

Chiedevano, cioè, che finché Teheran fosse rimasta fedele all’accordo lo facesse anche la controparte, una richiesta finora inopinatamente rigettata, con decisione che ha lasciato basiti anche i negoziatori degli altri Paesi firmatari dell’accordo presenti ai colloqui di Vienna (Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina).

Non solo, alcuni negoziatori, anche europei, spingevano affinché l’accordo prevedesse anche limitazioni e controlli dell’armamento iraniano, cosa che evidentemente Teheran non può accettare (sarebbe inaccettabile per qualsiasi Paese sovrano).

Infine, ulteriore pietra d’inciampo era la richiesta all’Iran perché recedesse del tutto dalla sua decisione di arricchire l’uranio, processo che potrebbe produrre nel tempo un ordigno atomico, prima di procedere alle trattative.

Richiesta che l’Iran ha rigettato, avendo avviato tale processo solo dopo la rescissione dell’accordo da parte di Washington e come leva per far tornare gli Usa al tavolo delle trattative, come poi è avvenuto.

A quanto pare, tali richieste indebite sono state ritirate o quantomeno smussate, da cui la bozza concordate tra le parti. Un progresso dei negoziati che, seppur limitato, è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti, come riferisce Us News.

Ma la vera novità viene da Israele, la parte più interessata ai negoziati e la più avversa a un’eventuale intesa, dove il media Walla, riportando fonti presenti a un incontro riservato, ha informato che “il maggior generale Aharon Haliva [che guida l’intelligence militare ndr] ha affermato che il ripristino dell’accordo nucleare del 2015 fornirebbe maggiore certezza sui limiti delle attività atomiche dell’Iran rispetto all’eventualità che i colloqui tra l’Iran e il mondo collassino”.

“Secondo quanto riferito, un ripristino dell’accordo darebbe a Israele più tempo per prepararsi a vari scenari di escalation con l’Iran e che lo stato ebraico in tal caso si troverebbe in una situazione migliore per prepararsi a tali future possibilità”.

Nessun esponente politico o dell’esercito, in Israele, può permettersi di affermare pubblicamente che un accordo sul nucleare iraniano è una buona cosa, evitando al Paese le tragiche incertezze legate all’eventuale collasso dei negoziati di Vienna.

Troppo forte, ormai, e radicata nell’opinione pubblica l’avversione per Teheran e i timori per la sicurezza di Israele che essa pone – una minaccia, in realtà, più percepita che reale a motivo delle trecento bombe atomiche israeliane.

Ma nel privato, come dimostra l’indiscrezione riferita da Walla e riportata dal TimesofIsrael, tanti sanno che non c’è alternativa a tale intesa (vedi anche Piccolenote). Anzi c’è, ma è disastrosa, per i due contendenti e per il mondo intero.