29 Gennaio 2022

Nucleare Iran: concrete possibilità di accordo

Nucleare Iran: concrete possibilità di accordo Tempo di lettura: 2 minuti

Ebrahim Raisi, presidente della Repubblica Islamica dell’Iran

Il responsabile per il Medio oriente della Casa Bianca, Brett McGurk, ha dichiarato  che Stati Uniti e l’Iran si trovano in prossimità “di un possibile accordo” sul nucleare.

Nel riferire le parole di McGurk, Axios sottolinea che si tratta della “dichiarazione più ottimistica resa dall’amministrazione Biden da quando sono ripresi i colloqui sul nucleare a Vienna, avviati nel dicembre scorso”.

A conferma che qualcosa di serio si sta muovendo, riportiamo quanto scrive il Timesofisrael: Richard Nephew, il vice di Robert Malley (che guida la squadra negoziale americana a Vienna), “si è dimesso […] perché, secondo indiscrezioni, sarebbe frustrato dalla posizione morbida assunta nei confronti dell’Iran” negli ultimi tempi. Sempre Timesofisrael riferisce che altri due negoziatori avrebbero seguito Nephew, in più o meno tacita polemica con la nuova linea Usa.

La vicenda era stata annunciata dal Wall Street Journal, il un articolo nel quale riferiva di “divergenze” nell’ambito del team negoziale Usa, una nota che nel sottotitolo recitava: “Alcuni componenti del team statunitense hanno lasciato o fatto un passo indietro dopo aver sollecitato un approccio più duro nei colloqui sul programma nucleare iraniano”.

I tre dimissionari hanno trovato altre collocazioni all’interno del Dipartimento di Stato, in un turn over che è stato motivato in via ufficiale come un semplice avvicendamento. D’altronde l’amministrazione Usa non può rendere di pubblico dominio divergenze così gravi nel suo ambito.

La circostanza è avvalorata da una fonte più che autorevole. In un’intervista concessa ad Haaretz, il primo ministro israeliano Naftali Bennet, interpellato sull’argomento, ha infatti confermato, aggiungendo che sul punto egli, pur continuando nella linea di contrasto all’Iran, e anzi intensificando l’impegno in tale attività, non sta cercando di “litigare con gli Stati Uniti solo per il gusto di litigarci. Anzi”. E concludendo di essere nettamente contrario all’accordo.

In altre parole, il primo ministro israeliano ha detto che la posizione degli Stati Uniti è ormai delineata ed è inutile, anzi dannoso, contrastarla, reputando sia più produttivo per Israele imboccare altre vie per affrontare l’antagonista regionale.

Insomma, la possibilità di ripristinare l’accordo siglato da Obama e stracciato da Trump si fanno concrete, anche se la via è ancora irta di ostacoli e la meta è ancora sfuggente, troppo alta la posta in palio, dal momento che su tale intesa si gioca tanto del destino del mondo.