31 Ottobre 2013

Non esistono correttivi al sistema finanziario speculativo. Si può solo smontare la "macchina" per ridimensionarla

Non esistono correttivi al sistema finanziario speculativo. Si può solo smontare la "macchina" per ridimensionarla Tempo di lettura: 2 minuti

Sulla Repubblica del 30 ottobre, Massimo Giannini recensisce l’ultimo libro di Luciano Gallino Il colpo di Stato di banche e governi. Sintetizza Giannini: «La “macchina” messa a punto nel laboratorio del pensiero neo-liberista trans-nazionale, è ormai capace di auto-rigenerarsi. La finanza produce finanza. La carta produce carta. La manifattura scompare. I posti di lavoro spariscono. E in questa dissipazione programmata sviliscono vite e svaniscono diritti. Al di là di qualche coloritura ideologica, la tesi di fondo di questo libro è inattaccabile: la “CGC”, o Grande Crisi Globale, non è un accidente della storia, improvviso e imprevedibile, né un incidente del sistema, previsto e riparabile. È invece l’effetto di una scelta consapevole e tragicamente sbagliata, che i governi hanno condiviso con le istituzioni finanziarie e i think thank economici del pianeta. Il collasso dei mercati non è effetto né della recessione mondiale (creata da costi del lavoro strumentalmente giudicati insopportabili) né dall’esplosione dei debiti pubblici (gonfiati da una spesa sociale falsamente ritenuta insostenibile). Semmai è la causa dell’una e dell’altra».

Il nuovo ordine finanziario mondiale, continua Gallino, «ha mietuto milioni di vittime». Alcune cifre: «lo 0.6 della popolazione mondiale adulta detiene una ricchezza personale netta di 87.5 trilioni di dollari, (pari al 39% della ricchezza totale del mondo), mentre il 69.7% ne possiede per 7.3 trilioni (pari al 3.3% del totale)».  

Fermare la “macchina”, finora non è stato possibile, secondo Gallino, alquanto al riguardo. Che scrive: «Pensare di indurre questo sistema a comportarsi meglio per mezzo di un più esteso apparato giuridico… equivale a voler insegnare a Terminator III le buone maniere per stare a tavola. Bisognerebbe invece portarlo in un’officina che lo smonti una volta per tutte, in modo da poter riservare a un sistema drasticamente ridimensionato le indispensabili funzioni economiche delle banche e della finanza».

Titolo dell’articolo:  banchiere Terminator.

 

Nota a margine. Di sicuro effetto, l’esempio ripreso dal film di fantascienza, ha un fondo di verità innegabile. Anche se l’autore si dichiara pessimista, analisi del genere alimentano, al contrario, la speranza. Finché le distorsioni del sistema saranno oggetto di critica intelligente la possibilità di un qualche cambiamento in materia è ancora possibile.