11 Luglio 2022

L'omicidio di Shinzo Abe e la svolta del Giappone

L'omicidio di Shinzo Abe e la svolta del Giappone Tempo di lettura: 3 minuti

Shinzo Abe

L’assassinio di Shinzo Abe è stato spiegato come opera di un pazzo isolato che voleva vendicarsi di una setta che aveva rovinato la madre, alla quale, secondo il killer, l’ex premier giapponese sarebbe stato legato.

Secondo Mosca si è trattato di “terrorismo”, che è ben altra cosa, ma nessuno ha chiesto da dove le autorità russe abbiano tratto tale convinzione.

E però le domande poste da Mosca sull’incapacità della scorta dell’ex presidente giapponese sono interessanti. Anche se il Giappone non ha esperienza di attentati  politici, almeno recenti, resta che il killer ha avuto tutto il tempo di estrarre tranquillamente da una borsa il fucile fabbricato in casa (con la stampante 3D, non era un dilettante), dal momento che certo non girava per strada col fucile in bella vista.

Quindi, sempre indisturbato, ha esploso il primo colpo e, dopo qualche secondo, ha esploso tranquillamente il secondo. Ciò senza che nessuno si accorgesse di nulla, come se la Sicurezza fosse imbambolata. Il tutto, peraltro, in piena vista, come si vede nei video dell’attentato, dal momento che l’attentatore non aveva neanche una folla che lo celasse.

Ci si aspetterebbe che un crimine del genere possa essere compiuto contro una persona comune, non certo contro uno statista del calibro di Abe, che gode di un servizio di protezione, che però è entrato in azione solo dopo la consumazione del delitto. Anomalie di sistema.

Il “Trump prima di Trump“, come lo ha definito l’asserito stratega dell’ex presidente Usa Steve Bannon, è stato pianto in tutto il mondo, ma in particolare in Russia, dal momento che l’ex premier giapponese aveva un legame singolare con Putin, avendolo incontrato ben 27 volte nella sua lunga carriera politica.

Non per nulla, a fine maggio, nonostante l’obbligata dichiarazione di obbedienza alla linea dell’Occidente, in un’intervista all’Economist spiegava che Putin non è affatto pazzo, come da report dei media d’Occidente, ma è un “realista”.

“Non è il tipo di persona che persegue gli ideali o fa sacrifici per le idee”, aveva dettagliato, aggiungendo che la guerra si sarebbe potuta evitare, se solo Zelensky avesse dichiarato che il suo Paese non avrebbe aderito alla Nato e avesse dato una certa autonomia al Donbass.

Non solo sulla guerra ucraina, anche su altri dossier Abe aveva dimostrato una certa autonomia di pensiero e azione rispetto ai diktat dei falchi d’Occidente, come dimostra la sua disponibilità a far da paciere tra Usa e Iran sul dossier nucleare.

Nel 2019, infatti, diede la propria disponibilità a Trump per mediare con Teheran (con la quale, in realtà, l’ex presidente Usa non voleva rompere, essendone infine costretto).

Un’opera di mediazione per la quale Abe si spese molto, tanto da recarsi in Iran nel giugno dello stesso anno per incontrare l’ayatollah Khamenei; la missione però naufragò sul nascere a causa dell’attacco a due petroliere, che navigavano nello Stretto di Hormuz dirette in Asia, avvenuto mentre parlava con la guida spirituale dell’Iran.

Tant’è: Shinzo è morto e riposi in pace, come si dice in questi casi, anche con le contraddizioni del caso. Come avevamo preventivato, sull’onda dell’omicidio i partiti di governo hanno fatto il pieno di voti nelle elezioni parlamentari, ottenendo quella maggioranza dei due terzi necessaria a cambiare la Costituzione.

Un obiettivo che era stato prospettato da Abe, che voleva obliterare il rigetto della guerra inscritto sulla Carta, posto nel dopoguerra a presidio di un ritorno del Giappone a una politica estera aggressiva, che tanti danni ha fatto (non è molto noto, ma nella Seconda guerra mondiale, in cui nel versante del Pacifico proseguiva senza soluzione di continuità l’aggressione del Giappone alla Cina, furono uccisi 19 milioni e 600 mila cinesi: in tal modo, dopo la Russia, la Cina è la nazione che ha registrato il maggior numero di vittime nel conflitto mondiale).

Ora, sotto la spinta del delitto, i liberaldemocratici e i loro alleati, grazie alla maggioranza bulgara conquistata alle urne, saranno quasi costretti a cambiare la Costituzione, perché sono in qualche modo obbligati a coronare il sogno di Abe, che potrebbe diventare incubo per tanti.

Un’iniziativa che incontrerà il plauso del mondo proprio perché sarà venduta come una reazione positiva all’attentato – di fatto una vittoria sulla Paura -, mentre dalla Paura discende e tale Paura rischia di dilatare.

Così è dei delitti politici: che siano opera di pazzi isolati, come per Rabin o Abe, o di organizzazioni agguerrite, come nel caso di Aldo Moro, troppo spesso hanno un’incidenza sulla storia. In genere nefasta.