8 Giugno 2022

L'editoriale di Haaretz contro il bullismo di Israele in Iran

L'editoriale di Haaretz contro il bullismo di Israele in Iran Tempo di lettura: 4 minuti

Haaretz verga un duro editoriale contro le recenti uccisioni mirate (un modo edulcorato per dire omicidi) di un colonnello dei Guardiani della rivoluzione e forse tre scienziati di Teheran da parte dell’intelligence israeliana, che hanno gettato benzina sul fuoco nel conflitto tra i due Paesi e posto nuove criticità, più o meno superabili, al dialogo sul nucleare iraniano in atto con Washington.

Così Haaretz: “Chiunque creda che l’omicidio ‘chirurgico’ di uno scienziato dissuaderà l’Iran [dallo sviluppo del nucleare ndr] sta spacciando una bugia e dicendo, in realtà, che la minaccia nucleare iraniana è un pallone gigante che può essere sgonfiato con una sola puntura di spillo”.

“Se l’obiettivo di Israele è mostrare la supremazia dell’intelligence, una supremazia tale che gli permette di trovare e assassinare un obiettivo nel cuore di Teheran, si tratta di una politica sconcertante: la dimostrazione della capacità dell’intelligence non può da sola raggiungere un obiettivo tattico o strategico”.

Infine, se ciò vorrebbe “convincere l’amministrazione statunitense che Israele continuerà a combattere l’Iran da solo anche se verrà firmato un nuovo accordo nucleare – o, in alternativa, se sta compiendo gli omicidi che gli sono attribuiti per contrastare i negoziati dell’Occidente con l’Iran (1) – allora le sue iniziative sono inutili e dannose. La decisione dell’Iran se rientrare o meno nell’accordo nucleare dipende da considerazioni interne, legate alle lotte di potere politico, che non hanno nulla a che fare con gli omicidi”.

Quindi, dopo aver irriso l’idea che tali omicidi dissuaderanno gli Usa dal cercare un accordo o che servano a provocare un regime-change in Iran, conclude: “Gli omicidi che Israele attua in un paese straniero, anche se quel paese è l’Iran, lo fanno apparire un bullo di quartiere: uno Stato animato da lotte politiche e il cui governo cerca di deviare le critiche producendosi in informazioni inutili e buffonate, mettendo così in pericolo i suoi cittadini. Questi cittadini meritano una spiegazione convincente del perché e del come queste uccisioni servono l’interesse di Israele”.

Duro, ma ineccepibile. Gli assassini di alcuni Guardiani della rivoluzione, come detto, hanno creato scompiglio nei negoziati sul nucleare iraniano, anche perché, fatto insolito, mentre in genere da Israele non arriva conferma delle responsabilità della sua intelligence, stavolta uno di tali omicidi è stato quasi rivendicato tramite un’indiscrezione fornita al New York Times.

La non rivendicazione, cioè l’ambiguità strategica, permette all’Iran di abbaiare ma non mordere, la rivendicazione implicita al Nyt, invece, aumenta le tensioni.

Sempre su Haaretz, Yossi Melmam rincara la dose il giorno successivo, dettagliando le diverse uccisioni mirate e i vari attacchi (incidenti, droni, hacker) che Israele ha messo in campo negli ultimi tempi, con un’accelerazione negli ultimi giorni. E definisce tale attività come una “strategia del caos”, di quelle che si usano nel calcio quando si sta perdendo.

Una strategia che il premier Bennet ha definito dei “mille tagli”, dal nome della tortura cinese studiata per infiggere una morte lenta. Ma nel caso specifico, spiega Melman, non farà crollare l’Iran, che seppur indebolita, resisterà grazie alle sue dimensioni, “la sua lunga storia, la sofisticata cultura e il suo forte orgoglio nazionale”.

“La storia insegna – aggiunge Melmam – che i regimi si dissolvono quando i cittadini ne sono stufi e scendono in piazza – per una crisi economica, corruzione e marciume – e non per le attività di un’agenzia di intelligence straniera, anche se di successo. Quando è chiaro che un attacco del solo Israele contro i siti nucleari non è all’ordine del giorno, che senso hanno le operazioni che non sono incentrate sul programma nucleare, se non per sfidare, umiliare, vendicare e infastidire?”.

E conclude: “Forse vale la pena pensare fuori dagli schemi, come spezzare il circolo vizioso di attacchi motivati dalla vendetta, degli omicidi e dei sabotaggi, in cui causa ed effetto diventano sempre più vaghi, e cercare, anche se le possibilità sono scarse, di raggiungere un accordo per un cessate il fuoco, tramite intermediari”.

Tormentato il dialogo sul nucleare di Teheran, che attraversa un momento di stallo che potrebbe collassare, con le terribili conseguenze del caso. In questa settimana, l’ennesima riunione dell’Agenzia internazionale per l’atomica.

Riunione che è iniziata male, dal momento che il direttore dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi, ha allarmato il mondo sul fatto che l’Iran è a un passo dal conseguire l’arma atomica (tesi ricorrente e sempre smentita).

Inoltre l’Agenzia che dirige sembra aver preso per buone le informazioni dell’intelligence israeliana che avrebbero rivelato siti segreti per lo sviluppo nucleare non denunciati da Teheran, quindi non monitorati come da accordi (Antiwar). Accusa alla quale l’Iran ha risposto inviando documentazione in proposito.

Non solo, gli Stati Uniti e i tre Paesi garanti dell’accordo (Francia, Gran Bretagna e Germania) hanno inoltrato una risoluzione all’Aiea per censurare Teheran per la mancata cooperazione con essa. Un documento che, come i tanti altri del passato, Teheran vede (a ragione) come frutto delle pressioni di quanti  vogliono sabotare il negoziato. Non aiuta a dissipare le tensioni, ma il Timesofisrael rassicura sul fatto che ha solo un valore simbolico e non influirà sull’iter intrapreso. Vedremo.

 

(1) Tale spiegazione degli assassini mirati è stata oggetto di una nota pregressa.