19 Dicembre 2013

Le prigioni segrete dei movimenti anti-Assad

Le prigioni segrete dei movimenti anti-Assad Tempo di lettura: 2 minuti

Stato di paura: abusi commessi dall’Isis nei centri di detenzione della Siria settentrionale, questo il titolo di un comunicato stampa di Amnesty international diramato il 19 dicembre. Il documento denuncia le torture che subiscono i prigionieri delle carceri segrete dell’Isis, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, uno dei più importanti movimenti anti-Assad presente in territorio siriano.

Nelle zone da loro occupate, l’Isis applica rigidamente la sahari’a e «sopprime violentemente i diritti della popolazione locale», recita il documento. Ben di peggio accade nelle loro prigioni segrete, se ne conoscono sette, disseminate nel territorio sotto il loro controllo. «”Dalle testimonianze di ex detenuti  – si legge nel documento – emerge un campionario scioccante di abusi: frustate con cavi elettrici e cinghie dei generatori, scariche elettriche e la tortura dello “scorpione” in cui il detenuto viene immobilizzato in una posizione estremamente dolorosa, con entrambi i polsi legati dietro una spalla». Tra i prigionieri ci sono persone appartenenti ad altri gruppi di miliziani, ma soprattutto detenuti comuni, colpevoli di aver infranto la sahri’a.

«Tra le persone sequestrate dall’Isis ci sono anche bambini di otto anni, detenuti in condizioni crudeli e disumane insieme agli adulti», ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. Anche a questi fanciulli sono comminate frustate e torture, denuncia ancora Amnesty.

Il documento si sofferma anche sull’operato di un tribunale annesso a una di queste prigioni, dove «il giudice del tribunale locale della shari’a, che si presenta invariabilmente con una cintura imbottita di esplosivo, ha istituito il regno del terrore sui detenuti e sul tribunale a questa annesso […] Ex detenuti lo accusano di presiedere “processi” grottescamente iniqui, della durata di pochi minuti e alla presenza di altri prigionieri, che culminano con condanne a morte eseguite di lì a poco o con sessioni impietose di frustate; in almeno un caso, egli ha direttamente preso parte». 

Il documento conclude chiedendo alla Turchia e alle monarchie sunnite di fermare il flusso di armi e soldi a sostegno di questo movimento sanguinario. Non accadrà, ovviamente, e per la stampa occidentale il cattivo resterà sempre solo Assad, che certo ha la sua parte di colpe in questo mattatoio, ma, come ha detto recentemente l’ex capo della Cia Michael Hayden, rappresenta un argine a questa follia sanguinaria. Resta che non solo il sostegno a queste bande sanguinarie, ma anche l’indifferenza delle cancellerie occidentali all’orrore quotidiano che abita in Siria ha una connotazione criminale (do you remember Rwanda?): nella convinzione di godere un’impunità totale, gli allegri carnefici siriani diventano sempre più irrefrenabili.