21 Gennaio 2015

La Turchia e le armi al Qaeda in Siria

La Turchia e le armi al Qaeda in Siria Tempo di lettura: 2 minuti

Miliziani di Al Nusra, filiale di al Qaeda in Siria

«Sono stati pubblicati sul web documenti ufficiali segreti sulla perquisizione di tre camion appartenenti ai servizi segreti nazionali della Turchia (Mit), confermando i sospetti che Ankara non ha svolto un gioco pulito in Siria. Secondo i documenti autenticati, sono stati trovati dei camion che trasportavano missili, mortai e munizioni anti-aeree. Il Comando Generale della Gendarmeria, che ha redatto le relazioni, afferma [ma senza portare prove, ndt], “I camion trasportavano armi e rifornimenti per l’organizzazione terroristica di al-Qaeda.”». Così Fehim Taştekin il 15 gennaio scorso sul sito Al Monitor, autorevole fonte di informazione sul Medio Oriente.

 

Nei documenti pubblicati si spiega che il 19 gennaio del 2014, «il Comando provinciale gendarmeria di Adana», informato da una soffiata, ottiene un «mandato di perquisizione» per tre camion turchi diretti in Siria in transito a Ceyhan, al confine con la stessa. Il procuratore di Adana chiede «la perquisizione e il sequestro di tutte le prove», compito assegnato appunto alla gendarmeria locale.

 

I camion in questione risultano scortati da personale del Mit, servizi segreti turchi, i quali, mentre i camion sono dirottati verso il Comando della gendarmeria di Ceyhan, cercano «di impedire la perquisizione», anche attraverso «violenze fisiche nei confronti del personale della gendarmeria».

In ogni caso «la perquisizione è portata a termine e videoregistrata, nonostante gli sforzi del governatore e del personale del Mit per impedirlo».

 

Sui camion vengono trovati sei «contenitori metallici». Sul contenuto di quattro contenitori non si hanno notizie, evidentemente non contenevano materiale interessante ai fini della ricerca. Ma in due i gendarmi qualcosa trovano; così nel report:  «nel primo contenitore, sono stati trovati 25-30 missili o razzi e 10-15 casse cariche di munizioni. Nel secondo contenitore, sono stati scoperti 20-25 missili o razzi, 20-25 casse di munizioni e di mortaio Douchka munizioni anti-aerei in cinque o sei sacchi».

 

Il braccio di ferro tra gendarmeria e Mit è sbloccato da un intervento del governatore di Adana, Huseyin Avni Cos, il quale afferma che «i camion si muovono per ordine del primo ministro», attuale presidente della Repubblica Recep Tayyp Erdogan. E attraverso una «lettera di garanzia inviata dal direttore regionale del Mit, co-firmata dal governatore» stesso, nella quale si ordina alle autorità locali che i camion siano «restituiti al Mit».

La vicenda, continua il report di al Monitor, viene «insabbiata»: ai media è impedito di divulgare notizie sul caso e gli agenti della gendarmeria finiscono sotto processo per «spionaggio».

 

Nota a margine. Della vicenda, confermata dai documenti segreti (e autenticati) pubblicati sul web, avevamo accennato lo scorso anno. Chi vuole, può leggere quanto scritto allora.