26 Agosto 2022

La Russia, l'indipendenza americana e la guerra di Secessione

Stampa d'epoca. La flotta russa nel porto di New York Tempo di lettura: 5 minuti

È una lezione di storia dimenticata quella che ha voluto ricordare il presidente della Crimea e che vale la pena riferire perché alquanto sorprendente. Su Telegram, Sergei Aksyonov ha ricordato quanto disse Mark Twain allo zar al tempo in cui fu incluso nella delegazione americana inviata in Crimea nell’agosto del 1867, subito dopo la conquista dell’Indipendenza dalla Gran Bretagna.

“Il 26 agosto, – ricorda Aksyonov  – i visitatori  furono ricevuti dall’imperatore Alessandro II, che riposava a Livadia . Mark Twain scrisse un saluto solenne all’imperatore a nome degli ospiti americani. Ecco una citazione: ‘L’America deve molto alla Russia . È debitrice alla Russia per molti aspetti e soprattutto per l’amicizia immutabile durante gli anni delle sue grandi prove… Non dubitiamo per un minuto che la gratitudine alla Russia e del suo sovrano vivrà a lungo nel cuore degli americani”.

Ciò accadeva quando ancora la sovranità russa sulla Crimea non era in discussione e Twain aveva nel cuore il ricordo dell’ausilio offerto dalla Russia alla causa dei coloni americani, un atteggiamento che successivamente lo scrittore mutò, ritenendo il potere dello zar oppressivo (ma questa è un’altra storia).

La Russia e l’indipendenza americana

In effetti, nessun libro di storia ricorda più il ruolo che ebbe la Russia in quel conflitto. Lo si rammenta, però, su Wikipedia, nella quale si annota come Caterina la Grande dichiarò la Russia neutrale nel conflitto che opponeva la colonia d’Oltreoceano alla madrepatria, nonostante per ben tre volte la Gran Bretagna avesse chiesto a Mosca, anzi implorato, di aiutarla a sedare la ribellione (che ebbe il sostegno della Francia, della Spagna e delle Provincie Unite – più o meno gli odierni Paesi Bassi).

Quella di Caterina fu in realtà una neutralità solo formale, dal momento che in realtà supportò decisamente i ribelli sul piano commerciale contro i loro oppressori. Non solo, come ricorda con certo fastidio il sito di storia The Word, la neutralità russa fu probabilmente decisiva per la vittoria dei ribelli.

“La decisione russa di non fornire truppe alla Gran Bretagna ha avuto un impatto strategico significativo. Ha, infatti, comportato un ritardo nella mobilitazione britannica nell’organizzazione della guerra contro i coloni. Fu solo dopo che Caterina di Russia disse di no che gli inglesi si rivolsero alla Germania per fornire loro gli Hessianas [così si chiamavano i tedeschi intruppati nell’occasione con l’esercito di Sua Maestà ndr], gli uomini di cui avevano bisogno. Ma tale ritardo potrebbe essere stato critico”.

“Il risultato della decisione diplomatica russa fu che la Gran Bretagna fu costretta a ritardare la controffensiva contro i patrioti americani fino all’agosto 1776”.

“Se una divisione di truppe russe o di Hessians fosse arrivata a Boston alla fine del 1775 e avesse sconfitto il neonato esercito americano di Washington, ciò avrebbe potuto influenzare molti cervelli in America riguardo la saggezza persino di dichiarare l’indipendenza”.

“Invece, i ribelli furono in grado di organizzarsi molto di più, attrezzare difese, ottenere risorse come polvere da sparo e cannoni e dare addestramento ed equipaggiamento alle truppe.

“[Il ritardo] Ha anche permesso ai patrioti di consolidare il loro potere politico, intimidire gli oppositori in patria e, infine, persino di osare dichiarare l’indipendenza. Una volta attraversato quel ponte era quasi impossibile tornare indietro e trovare un compromesso con la madrepatria”.

La Russia e la guerra di Secessione americana

Si può ricordare che la Russia ebbe un ruolo non secondario anche al tempo della guerra di secessione americana, come ricorda un bel documentario del National Museum of Civil War Medicine (qui il video).

Nonostante la neutralità, lo zar Alessandro II – che in parallelo all’abolizione della schiavitù in America aveva abolito la servitù della gleba in Russia – si pronunciò con decisione a favore dell’Unione del Nord di Abraham Lincoln, al contrario di Francia e Gran Bretagna che supportarono tacitamente la Confederazione del Sud schiavista.

E non fu solo un sostegno morale. Lo zar, temendo che le flotte russe potessero essere distrutte in una guerra contro Francia e Gran Bretagna – che sostenevano con forza l’indipendenza polacca allora controllata da Mosca – le inviò in due porti strategici dell’Unione, quella del Pacifico a San Francisco e quella atlantica a New York, dove furono accolte con “festeggiamenti travolgenti”, dal momento che la decisone fu interpretata come un segno tangibile di una tacita alleanza con Mosca e come segnale che essa credeva che l’Unione potesse vincere la guerra.

Non solo, in tal modo la Francia e la Gran Bretagna furono costrette ancor più alla neutralità e a privare dell’ausilio delle loro potenti flotte i confederati, perché nonostante potessero affrontare la Russia o le forze dell’Unione, non avrebbero potuto affrontare l’Unione e la Russia insieme.

Le flotte russe diedero coraggio alle popolazioni di quelle città, che temevano le incursioni delle navi confederate, anche perché, nonostante la Russia fosse formalmente neutrale, avevano avuto mandato di difenderle, per motivi “umanitari”, da eventuali attacchi.

Nel 1864, quando le acque iniziarono a calmarsi, lo zar diede ordine alle flotte di rientrare, ritiro che fu accompagnato, ricorda sempre il documentario, da “un’enorme gratitudine del popolo americano, non solo delle città portuali, ma di tutto il Nord…”

La gratitudine eterna in politica non esiste, ma rammentare questa pagina di storia ci sembra istruttivo non solo per raccontare qualcosa di importante e ignoto ai più, ma anche per ricordare che la frattura Usa – Russia non appartiene all’esistenziale, ma al contingente, come ricorda ancor più l’impegno comune della Seconda Guerra mondiale contro il nazismo, pagina di storia che qualcuno vuol cancellare a causa sempre del contingente.

testata del NYT del 1863

Nota – The New York Times dedicò un lungo articolo all’arrivo della flotta russa nel 1863, nel pieno della guerra civile americana. Ne riportiamo qualche passo che racconta il clima di festa che circondò tale “visita” e l’importanza che questa deve aver avuto per gli eventi dell’epoca.

“La presenza di una flotta russa nel porto di New York è accolta con grande piacere da tutte la folla. Cinque splendidi vascelli da guerra, completamente equipaggiati e in perfetto assetto, sono ora all’ancora nel fiume North, in piena vista del nostro grande porto.

Le fregate Aleksandr Nevskij, il Peresvet, il Osljabja e le corvette Vitjaz e il Varjag. A loro si uniranno presto i clippers Almos, Isoumrond e Jahant

La bandiera imperiale della Russia – un pavese  quadrangolare, con larghe barre diagonali blu – svolazza dalla parte anteriore di ogni nave. L’attenzione degli sguardi è anche attratta dalla banda che intona occasionalmente un’aria russa, che suona molto melodiosa all’orecchio americano. Attualmente le navi appena arrivate presentano una scena movimentata, nel prepararsi all’accoglienza dei loro amici americani.”

Lungo e dettagliato l’articolo prosegue con una serie di notizie minuziose che a noi, forse disabituati ai dettagli, appaiono un pò eccessivi ma che evidentemente all’epoca erano il pane quotidiano di giornalisti e lettori: la descrizione di tutte le unità russe e dei loro equipaggio, l’elenco degli ufficiali, il racconto delle cortesie tra navi e ufficiali russi e americani con lo scambio di visite di ammiragli e altri ufficiali, la messa a disposizione dei cantieri di navale di Brooklyn per ogni necessità.

Vale la pena sottolineare alcuni passaggi.

“Gli ufficiali sono totalmente estranei all’America; ma conoscono bene le questioni politiche in gioco e la lotta in corso tra il nord e il sud; dichiarano che vorrebbero vedere restaurata l’Unione”

“La fregata Osljabja ha creato grande clamore in occasione della visita della signor Presidente Lincoln una settimana fa. “

“Quasi tutti conoscono più o meno la lingua inglese e molti di loro parlano correntemente l’inglese”.

Ed infine, in chiusura:” I movimenti della flotta russa per il futuro sono sconosciuti [segreti]. L’opinione generale è che rimarranno qui tre o quattro settimane [otto mesi in realtà], poiché gli ufficiali si sono rivolti all’ammiraglio dei porti atlantici, ed è probabile che pensino di visitare [ispezionare, proteggere] la nostra costa “