18 Marzo 2015

La banca mondiale cinese preoccupa gli Usa

La banca mondiale cinese preoccupa gli Usa Tempo di lettura: 2 minuti

«Per oltre 70 anni il mondo è vissuto nel sistema di Bretton Woods: un ordine monetario americano-centrico, fondato su sua maestà il dollaro. Due istituzioni sono le guardiane di quell’ordine: il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale, ambedue con sede a Washington. Per la prima volta in questi 70 anni, l’America vede spuntare una sfida all’orizzonte. E la prende molto sul serio. La sfida viene dalla Cina, si chiama Asian Infrastructure Investment Bank». Così inizia un articolo di Federico Rampini sulla Repubblica del 16 marzo dedicato alla nascita di una nuova banca globale, che ha nel Dragone il suo punto di riferimento e ha in cassa, come capitale iniziale, 50 miliardi di dollari.

 

Altre volte, accenna Rampini, erano nate creature simili e sono morte, ma stavolta la presenza della Cina è una garanzia di solidità, tanto che hanno aderito all’iniziativa, suscitando l’irritazione degli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia e l’Australia.

(Titolo dell’articolo: L’Europa apre a Pechino sì alla sua banca mondiale protestano gli Stati Uniti).

 

Nota a margine. Sapremo solo in un prossimo futuro se la nascita di questo nuovo colosso finanziario rappresenta una svolta reale verso la de-dollarizzazione del mondo, ma certo lo smacco per gli Usa è grande, anche per il “tradimento” subito da Paesi che considera più che alleati.

D’altronde i soldi, quelli veri non quelli virtuali che ingrossano le pance delle banche occidentali, oggi sono in Oriente, e precisamente in Cina. E le esauste economie europee ne hanno maledettamente bisogno per uscire da una crisi creata proprio dai soldi virtuali.