11 Marzo 2014

Kissinger: un compromesso per l'Ucraina

Kissinger: un compromesso per l'Ucraina Tempo di lettura: 2 minuti

«Troppo spesso la questione ucraina viene vista come una resa dei conti, la scelta tra Est e Ovest. Ma se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare non deve diventare l’avamposto di una parte contro l’altra, ma fare da ponte tra le due. La Russia deve ammettere che il tentativo di costringere l’Ucraina a diventare uno Stato satellite, spostando nuovamente i confini russi, condannerebbe Mosca a rivivere cicli fini a se stessi di pressioni reciproche nei rapporti con l’Europa e gli Usa. L’Occidente deve capire che per la Russia l’Ucraina non potrà mai essere un Paese straniero. La storia della Russia iniziò nella cosiddetta Rus di Kiev. La religione russa ebbe lì il suo punto di diffusione. L’Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli e le storie dei due Paesi si sono intrecciate anche in precedenza». Così Henry Kissinger in un articolo pubblicato sulla Repubblica del 7 marzo, nel quale spiega che l’unica soluzione allo stato di tensione che abita l’Ucraina è il compromesso tra Est e Ovest e tra le due anime dell’Ucraina stessa, quella filo-russa e quella filo-Occidentale. In particolare la Russia dovrebbe rinunciare all’annessione della Crimea e Kiev dovrebbe lasciare ampia autonomia alla regione garantendo gli interessi russi nella regione, considerando che ospita la flotta russa del Mediterraneo. L’Ucraina, infine, non dovrebbe aderire alla Nato ma trovare un modus vivendi in stile finlandese, occidentale di fatto, ma dialogante con Mosca. Interessante un altro passaggio: «Putin dovrebbe rendersi conto che, qualunque siano le sue istanze, una politica di imposizioni militari porterebbe ad una nuova guerra fredda. Da parte loro gli Usa devono evitare di considerare la Russia un Paese anormale a cui insegnare pazientemente le regole di condotta stabilite da Washington. Putin è un grande stratega — limitatamente alla storia russa. Capire i valori e la psicologia americani non è il suo forte. E non è stato il forte dei policymaker americani capire la storia e la psicologia russe. I leader di tutte le fazioni dovrebbero tornare a considerare gli esiti, senza rivaleggiare nell’atteggiarsi».