30 Giugno 2022

Il vertice Nato e il primo viaggio di Putin all'estero

Il vertice Nato e il primo viaggio di Putin all'estero Tempo di lettura: 2 minuti

Sul New York Times, Anton Troianovski si produce in un’analisi molto interessante della visita di Putin in Turkmenistan, il suo primo viaggio all’estero dopo l’invasione dell’Ucraina, svoltosi in parallelo al vertice Nato di Madrid, come una sorta di risposta allo stesso.

Nel corso della visita, che precedeva il vertice con i Paesi che si affacciano sul Mar Caspio, Putin è apparso rilassato e sicuro di sé, spiega Troianovski, come non si vedeva dall’inizio della guerra, quando appariva teso e nervoso.

“Il viaggio – scrive Troianovski – è stato l’ultimo passo di una più ampia trasformazione di Putin, diventata evidente nelle ultime settimane. Sta  passndo dalla modalità di crisi del tempo di guerra all’aura di un leader calmo e paternalistico che protegge i russi dai pericoli del mondo. Suggerisce che Putin pensi di aver stabilizzato il suo sforzo bellico e il suo sistema economico e politico, dopo i fallimenti militari iniziali della Russia e la valanga di sanzioni occidentali”.

Con questo viaggio, lo zar ha voluto inviare un messaggio e “la chiave del messaggio di Putin […] è che l’isolamento globale della Russia è tutt’altro che totale – e che le dichiarazioni al vertice della NATO – una determinazione a sostenere l’Ucraina e rafforzare il fianco orientale dell’alleanza – destano poca preoccupazione”.

Non ha fatto volare minacce né ha lanciato la coscrizione obbligatoria, come paventato da tanti sedicenti analisti, e “i passi occidentali che altri funzionari russi hanno descritto come ostili – come la concessione dello status di candidato all’Unione Europea all’Ucraina e l’invito di Svezia e Finlandia nella NATO – non hanno provocato alcuna dura rappresaglia da parte sua”.

Così “la sua strategia ora sembra quella di aspettare che le cose si risolvano, aspettando che la determinazione occidentale vacilli sotto la pressione economica e che il governo del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky crolli mentre la Russia colpisce le sue forze e le sue città”, continua.

Interessante, sul punto le considerazioni di Tatiana Stanovaya, interpellata dal Nyt, secondo la quale è come se Putin “fosse entrato in una sorta di distensione con Washington, osservando come Biden stia ponendo dei limiti alla portata degli aiuti all’Ucraina per evitare una conflagrazione più ampia”.

“Scommette che con il tempo le autorità di Kiev dovranno accettare tutto”, ha detto la Stanovaya di Putin. “La Russia ha seguito da vicino le dichiarazioni dell’amministrazione Biden, ha proseguito l’analista, ‘e ha deciso: Ok, le regole del gioco sono state stabilite. Sono accettabili per noi. Quindi possiamo calmarci e aspettare””.

Visione forse un po’ troppo irenica, ma che ha un fondo di verità.

 

Ps. Peraltro, con questo viaggio, Putin ha inteso deludere quanti ne attendevano la prossima dipartita, essendo stato dato per gravemente ammalato da vari “analisti”, del settore e non. No, questa guerra non finirà grazie alla morte di Putin, che non sarà ucciso da mani russe, come auspicato, tra gli altri e più di recente, dall’ex funzionario Cia Daniel Hoffman. Tutte fandonie propalate per alimentare le speranze di vittoria dell’Ucraina e così eludere i negoziati.