13 Agosto 2022

Il simil-attentato a Bolton e l'aggressione a Salman Rushdie

Il simil-attentato a Bolton e l'aggressione a Salman Rushdie Tempo di lettura: 3 minuti

Ieri un ragazzo di 24 anni, Hadi Matar, ha pugnalato Salman Ruhsdie, l’autore del libro “Versetti satanici” che nel 1989 aveva attirato i fulmini dell’ajatollah Khomeini, il quale lo aveva condannato con una Fatwa che lo ha inseguito per anni.

La Fatwa annullata e l’ordine mondiale

Troppo giovane, il ragazzo non sapeva che la Fatwa era stata annullata nel 1998 dal presidente iraniano Mohammad Khatami e con essa la connessa condanna a morte, come spiega il New York Times, che però si perita di aggiungere, in base a un’informazione anonima, che questa sarebbe stata conservata, con tanto di taglia sul capo di Salman, da una fondazione religiosa iraniana non meglio specificata (particolari tanto importanti andrebbero specificati, se si vuole evitare di suscitare scetticismo sulla veridicità dello scritto).

Per puro caso, ovviamente, nello stesso giorno, il New York Times pubblica un lungo articolo di Karim Sadjadpour ferocemente avverso all’Iran di cui riportiamo il nocciolo: “Sotto la guida di Khamenei [l’attuale ajatollah ndr], l’antiamericanismo è diventato centrale nell’identità rivoluzionaria dell’Iran; e in effetti poche nazioni hanno speso una percentuale maggiore del loro limitato capitale politico e finanziario per cercare di rovesciare l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti rispetto all’Iran. Praticamente su ogni problema riguardante la sicurezza nazionale americana contemporanea, comprese l’invasione russa dell’Ucraina, le minacce cinesi contro Taiwan, la proliferazione nucleare e la guerra informatica, Teheran definisce i propri interessi in opposizione agli Stati Uniti”.

Ci vuole tanta immaginazione a reputare che l’Iran ambisca a rovesciare “l’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti”, ma tant’é. Mentre se è vero che l’Iran ha perseguito i suoi interessi spesso in contrasto con Washington è vero anche il contrario.

Le trattative per il nucleare iraniano

Il punto della questione, però, è che ribadire tali concetti nei giorni cruciali in cui si sta decidendo il destino dell’accordo sul nucleare iraniano, suona bizzarro, perché proprio tale accordo, siglato da Obama, aveva creato una distensione tra i due acerrimi nemici e, se ripristinato, potrebbe ripetere l’incanto (pur nelle usuali contraddizioni di questo mondo).

Ma andiamo con ordine. Alcuni giorni fa, a Vienna, si è concluso l’ennesimo round di negoziati tra Ue, Stati Uniti e Iran per ripristinare l’accordo sul nucleare iraniano siglato a suo tempo da Obama e stracciato sotto l’amministrazione Trump.

Le trattative si sono concluse con esiti positivi, nel senso che, dopo mesi di stallo, finalmente è stato stilato un testo definitivo che è stato portato dalle rispettive delegazioni a Washington e Teheran per il placet finale prima della firma ufficiale.

L’Agenzia stampa dello Stato iraniano, Irna, ha fatto trapelare la notizia che secondo le autorità iraniane il testo è “accettabile” (Reuters). Per ora gli Stati Uniti hanno osservato il silenzio, ma è un silenzio indicativo di un interesse reale (le fughe di notizie fanno sempre male alla diplomazia).

Ma tre giorni fa è arrivata la notizia che l’Fbi ha arrestato un tale che, per conto dell’Iran, avrebbe cercato di arruolare un killer per uccidere l’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton.

Attentati improbabili e vittime sacrificali

Notizia invero fantasmagorica, se si pensa a un tizio intento a incontrare persone per proporgli di uccidere, in America, una delle persone più influenti nell’ambito delle Agenzie di intelligence…  Teheran ha smentito la notizia con l’ironia del caso, e la vicenda, nonostante i tentativi di Bolton di rilanciare, sembrava dovesse sgonfiarsi. Ma ieri, a complicare tutto, è arrivata l’aggressione a Salman Rushdie, che ovviamente alimenta l’ostilità verso Teheran.

In questa situazione, Biden può dare il placet a un accordo con l’Iran? Verrebbe sommerso di critiche da parte dei tanti feroci avversari di Teheran che si annidano nella politica americana e nei ranghi della sua stessa amministrazione.

Così Salman Rusdie appare l’ennesima vittima sacrificale immolata sull’altare della guerra santa all’Iran, che da anni viene brandita in tali ambiti. Rushdie, per fortuna solo ferito, se la caverà, il mondo no, perché non firmando l’accordo, lo scontro armato con Teheran sarà solo questione di tempo.

E se degenererà in una guerra di ampia scala. Come è nelle intenzioni di chi sta alimentando questo caos, farà sembrare il conflitto ucraino un bisticcio tra ragazzi.

 

Ps. L’inviato per l’Afghanistan iraniano, Hassan Kazemi Qomi, si è incontrato con i talebani per coordinare la guerra all’Isis, le cui cellule terroristiche ancora infestano il territorio controllato da Kabul. L’Iran è stato il vero protagonista nella lotta all’Isis, come hanno riconosciuto anche gli Stati Uniti (anche se hanno vantato la primazia in questa opera, nonostante il fatto che l’unica altra zona al mondo in cui sono ancora attive le cellule dell’Isis è la regione della Siria sotto il loro controllo).

Un dettaglio, ma se i macellai dell’Isis non fanno più stragi in Europa, lo dobbiamo soprattutto a Teheran. È bene ricordarlo. E sperare che riescano ad aiutare l’Afghanistan a sradicare la mala pianta, prima che essa possa riprendere vigore e riattivare la sua macelleria anche altrove.