26 Agosto 2022

Il riavvicinamento tra Erdogan e Assad

Il riavvicinamento tra Erdogan e Assad Tempo di lettura: 3 minuti

Erdogan potrebbe incontrarsi con Assad, di cui per anni è stato il principale nemico, avendo fatto della Turchia, in ossequio all’Occidente, un hub per alimentare il regime-change in Siria (cosa che gli ha procurato anche guadagni territoriali, utili al suo progetto neo-ottomano).

La notizia su Al Manar e Haaretz

Riportiamo da Al Manar: “Citando fonti ben informate, l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente siriano Bahar al-Assad ‘potrebbero incontrarsi al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), che dovrebbe tenersi il prossimo settembre in Uzbekistan'”.

“Secondo l’agenzia, il presidente russo Vladimir Putin ha invitato Erdogan a partecipare all’incontro dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai in Uzbekistan, e Putin ha chiesto anche ad Assad di partecipare al medesimo incontro”.

“In precedenza, Erdogan aveva detto che il suo omologo russo Vladimir Putin lo aveva invitato a partecipare al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai in Uzbekistan, a settembre”.

“Il 19 agosto [Erdogan] ha dichiarato anche di non escludere un riavvicinamento tra Ankara e Damasco, accusando gli Stati Uniti di alimentare il terrorismo in Siria”.

Una prospettiva che appare fondata, dal momento che anche Haaretz, giornale israeliano che pure è consegnato alla guerra santa contro Assad, annuncia il possibile riavvicinamento tra i due, commentando con astio che si tratta di una “vittoria diplomatica” di Assad.

Successi diplomatici e trattative in tempo di guerra

Putin sembra così essere riuscito a riavvicinare gli acerrimi nemici, suggerimento che Erdogan doveva accogliere dal momento che lo zar aveva impedito al suo partner di dare seguito alla campagna contro i curdi siriani, sostenendo la fermezza di Assad che si era detto pronto a scendere in campo a difesa degli stessi (gli Stati Uniti li avevano scaricati, dopo averli usati contro Damasco… ).

Si tratta anche di una vittoria diplomatica dell’Iran, che pur intessendo rapporti proficui con Erdogan – che nel 2016 avvertì del colpo di stato ordito contro di lui, salvandogli la vita – ha un rapporto privilegiato con Damasco, che ha sostenuto durante la lunga e sanguinaria guerra scatenata sul suo territorio per far cadere il presidente e il suo governo.

Insomma, si tratta di un successo diplomatico dello stesso Iran, che si aggiunge a quello meno eclatante, ma non meno importante, del raggiungimento di un appeasement con gli Emirati Arabi Uniti, che hanno annunciato la riapertura della loro ambasciata presso Teheran, chiusa da anni.

Così, mentre l’Occidente resta bloccato nei suoi rigidi schemi, tanti Paesi, non solo in Medio oriente, stanno vivendo sviluppi nuovi e imprevisti. È la differenza tra un mondo in decadenza e un altro che scalpita per trovare nuovo spazio nell’agone globale.

Da qui la necessità, per il cosiddetto Primo mondo, di schiacciare l’altro, un tempo chiamato Secondo e Terzo mondo, per evitare di perdere quei privilegi che la primazia globale gli ha garantito finora.

Infine, non si può non registrare che si tratta di un successo della diplomazia russa, che mentre infuriavano le ostilità, anche tra siriani e turchi, diedero il loro patrocinio al formato di Astana, dove si sono incontrate regolarmente delegazioni iraniane, turche e di Damasco per trovare una soluzione alla guerra siriana.

Tutto ciò è istruttivo anche per la guerra ucraina: se si vuole, anche durante le ostilità si può trattare con i nemici, per cercare soluzioni. Se si vuole, appunto…