24 Aprile 2015

Il NYT, la guerra siriana e la disinformazione

Il NYT, la guerra siriana e la disinformazione Tempo di lettura: 2 minuti

«Il giornalista Richard Engel e la troupe dell’emittente televisiva Nbc, rimasto prigioniero per 5 giorni [durante il 2012 ndr.], non fu rapito dai miliziani fedeli al presidente siriano Bashar al Assad ma dai miliziani sunniti, i cosiddetti “ribelli moderati”. A scoprirlo, a oltre 2 anni di distanza, è stata un’inchiesta del New York Times che ha smontato le affermazioni del giornalista americano che, citato dalla sua emittente, disse: “Parlavano senza problemi della loro fedeltà al regime, si trattava di shabbiha, addestrati dall’Iran e alleati con gli Hezbollah libanesi”. Secondo Engel, i rapitori volevano scambiarlo con altri prigionieri nelle mani dei ribelli […].

 

Le indagini del New York Times sono arrivate a nuove conclusioni, dopo aver ascoltato numerose fonti d’intelligence con una diretta conoscenza del caso. Il quotidiano americano ha scritto che Engel e gli altri sarebbero stati rapiti da un gruppo sunnita legato all’Esercito siriano libero, conosciuto come Brigata dei falchi di Nord Idlib, che all’epoca era guidato da Azzo Kassab e Shukri Ajouj. Il rapimento si sarebbe poi concluso quando un altro gruppo di ribelli, Ahrar al-Sham, liberò Engel e gli altri giornalisti.

Secondo diverse fonti del Times, la Nbc era stata informata del possibile ruolo di Kassab e Ajouj nel rapimento prima ancora della liberazione dei giornalisti. Ciononostante, Engel accusò in diretta televisiva gli sciiti, mantenendo inalterato, fino allo scoop del NYT, il racconto ufficiale sul suo rapimento». La sintesi dell’inchiesta del NYT è stata pubblicata dal sito Spondasud il 19 aprile.

 

Nota a margine. Pizzicato dal NYT, Engel, e con lui la Nbc, ha cambiato versione, spiegando al pubblico che i suoi rapitori gli avevano fatto credere il falso, in modo da fuorviarne il giudizio. Ma al di là delle evoluzioni narrative della Nbc, va segnalato che la disavventura di Engel e la sua pubblica accusa contro i suoi rapitori servì ad accreditare l’esistenza di una milizia paramilitare al servizio di Assad, i famigerati shabbiha appunto, i quali erano dediti alle peggiori efferatezze, le cui cronache venivano riportate puntualmente sui giornali mainstream. Una narrativa che per molti versi ricordava quella riguardante i gruppi paramilitari serbi durante la guerra nella ex Jugoslavia.

 

Da anni nessuno parla più di questi shabbiha, i quali evidentemente non sono mai esistiti (non per questo la narrativa anti-Assad ha cambiato registro). 

Il caso Engel dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che i giochi geopolitici che ruotano attorno alla guerra siriana hanno inquinato nel profondo l’informazione a riguardo. Fenomeno inquietante che non aiuta a rinvenire vie di distensione.