27 Marzo 2014

Il giallo dell'aereo scomparso e il controllo del mar cinese meridionale

Il giallo dell'aereo scomparso e il controllo del mar cinese meridionale Tempo di lettura: 2 minuti

«La Cina non crede che il Boeing 777 della Malaysian Airlines, scomparso l’8 marzo con 239 persone a bordo, sia precipitato nella parte meridionale dell’Oceano indiano, come affermato dal premier malese Najib Razak. Pechino accusa Kuala Lumpur di “irresponsabilità” e ha inviato in Malaysia il vice-ministro degli Esteri per “entrare il possesso delle prove” che avrebbero spinto Razak, dopo 17 giorni, a comunicare con un sms che “tutti coloro che viaggiavano sul volo MH370 sono morti”. Guerra senza precedenti tra spie, governi e apparati militari, che vede la Malaysia accusata di “nascondere la verità” per inconfessabili “interessi economici, bellici e strategici”. A scatenare la rabbia di Pechino […] il fatto che le informazioni sul luogo dove il Boeing sarebbe precipitato sono giunte da Londra, in collaborazione con Australia e Stati Uniti. Il mondo ha così appreso che l’intelligence della Gran Bretagna controlla ancora il Pacifico meglio di quella cinese, prima potenza dell’Oriente». Inizia così un articolo di Giampaolo Visetti sulla Repubblica del 26 marzo (Aereo fantasma, i satelliti inglesi “sapevano”).

La cosa che secondo Visetti avrebbe irritato ancor di più la Cina è che l’Inghilterra avrebbe passato le sue informazioni a Kuala Lumpur il 12 marzo, quattro giorni dopo la scomparsa; solo il 18 marzo l’Australia ha dichiarato che le ricerche si erano concentrate nel Sud dell’Oceano Indiano meridionale e soltanto il 24 sono state rese pubbliche dalle autorità malaysiane.

Al di là della localizzazione dei resti, quel che non torna in tutta questa vicenda è come sia possibile che, in un mondo monitorato dai satelliti spia, sia stato possibile a un areo del genere scomparire. Si tenga conto, tra l’altro, che il mar cinese meridionale, zona nel quale si trovava il boeing prima di cambiare rotta per finire in qualche angolo remoto del mare Indiano (forse), è uno delle zone strategiche più importanti del mondo: in quest’area si sta svolgendo un confronto tra la Cina e il Giappone e gli altri Paesi bagnati da questo mare. Un confronto che vede protagonisti anche gli Stati Uniti, che hanno adottato una politica di contenimento dell’espansionismo cinese. La tensione è salita dopo che Pechino ha istituito un’area di difesa aerea nella parte orientale del mare in questione, rinfocolata da voci, vere o presunte, di un’ampliamento di quest’area da parte delle autorità di Pechino anche sul restante settore del mar meridionale.

Tante le ipotesi sulle cause del disastro: il dirottamento ad opera di terroristi o dei membri dell’equipaggio (sospetti sul capitano), l’esplosione in aria. Tutte ipotesi che non spiegano però fino in fondo come sia stata possibile la sua scomparsa dai sistemi di rilevazione di mezzo mondo. A gettare un’ulteriore ombra sulla vicenda, la presenza di un aereo non identificato nei pressi del velivolo, rivelata dalle autorità thailandesi. Ingredienti di un giallo internazionale dai risvolti inconfessabili, come scrive appunto Visetti. E che può far salire la tensione nell’area a livelli allarmanti.