18 Marzo 2015

Il Fmi e le terre ucraine

Il Fmi e le terre ucraine Tempo di lettura: 2 minuti

«Terzo esportatore di mais e quinto esportatore di grano al mondo, l’Ucraina è conosciuta per le immense distese di ricche terre nere e si vanta di possedere più di 32 milioni di ettari di terre arabili e fertili – ovvero l’equivalente di un terzo delle terre arabili dell’Unione europea». Così un articolo pubblicato su Inter Press Service il 27 gennaio scritto da Frederic Mousseau accenna alla vera ricchezza dell’Ucraina, la terra.

 

Nel suo articolo Mousseau riporta lo studio del think tank americano, l’Oklaoma InstituteThe Corporate Takeover of Ukrainian Agriculture et Walking on the West Side: The World Bank and the IMF in the Ukraine Conflict. E lo sintetizza così: «La presenza di società straniere nell’agricoltura ucraina cresce rapidamente, con più di 1.6 milioni di ettari di terra fertile passati recentemente in mano a società straniere. Da tempo Monsanto, Cargill e DuPont erano presenti in Ucraina, ma i loro investimenti sono considerevolmente aumentati negli ultimi anni».

 

«Cargill vende normalmente pesticidi, sementi e fertilizzanti, ma ha esteso recentemente i suoi investimenti agricoli per includere lo stoccaggio di cereali, i mangimi animali e ha anche acquisito parte della più grande società agricola del Paese, UkrLandFarming.

Allo stesso tempo, se da anni la Monsanto è presente in Ucraina, la società ha duplicato i suoi effettivi da tre anni a questa parte. Nel marzo 2014, solo qualche settimana dopo la destituzione del Presidente Yanukovich, la società ha investito 140 milioni di dollari nella costruzione di una nuova fabbrica di sementi nel Paese».

 

Nel suo articolo, Mousseau spiega come tali investimenti stranieri siano strettamente legati alle riforme richieste dal Fondo Monetario internazionale in cambio degli aiuti concessi all’Ucraina, Infatti, su sollecitazione del Fmi, il governo ha «ridotto la regolamentazione e i controlli delle aziende agro-alimentari e ridotto le imposte e i dazi doganali e alle imprese», favorendo gli investimenti stranieri nel settore più interessante che il Paese poteva offrire. Tanto che Mousseau parla di una «presa di controllo» da parte Usa del «settore agricolo».

 

Nota a margine. I lettori avranno notato che la nota riporta un articolo di alcuni mesi fa. Lo abbiamo pubblicato perché ancora di attualità e perché stona con l’ufficializzazione del default da parte del governo di Kiev, questa sì di stretta attualità.

 

Lo Stato ucraino, sotto la supervisione del Fmi e con l’oculata guida alle Finanze di un ministro proveniente dal Dipartimento di Stato Usa (come sottolinea anche l’articolo in questione), non si è arricchito in questi anni di nuovo corso targato Maidan, anzi. Ma ad altri è andata decisamente meglio.