31 Marzo 2022

I costi umani della guerra in Ucraina

I costi umani della guerra in Ucraina Tempo di lettura: 4 minuti

“L’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato domenica che sono stati uccisi finora 1.119 civili  e 1.790 sono rimasti feriti da quando la Russia ha iniziato il suo attacco all’Ucraina”. Così la Reuters il 27 marzo.

Numeri terribili, ovviamente, ma è il tragico dinamismo delle guerre. E però se si fa un raffronto tra questi numeri e quelli della guerra irachena, l’unica comparabile a questa – tra quelle recenti – per scala, appaiono alquanto ridotti.

Peraltro, le vittime civili sembra non siano dovute solo alla brutalità degli attacchi, ma anche alle tattiche difensive degli ucraini. Lo scrivono Claire Parker e Volodymyr Petrov, quest’ultimo inviato a Kiev, sul Washington Post in un articolo dal titolo: “La Russia ha ucciso dei civili in Ucraina. Le tattiche di difesa di Kiev aumentano il pericolo“.

“Sempre più spesso – si legge nell’articolo – gli ucraini si trovano ad affrontare una scomoda verità: il comprensibile impulso dei militari a difendersi dagli attacchi russi potrebbe mettere nel mirino i civili. Praticamente ogni quartiere nella maggior parte delle città è stato militarizzato, alcuni più di altri, rendendoli potenziali bersagli per le forze russe che cercano di eliminare le difese ucraine”.

“Sono molto riluttante a suggerire che l’Ucraina sia responsabile delle vittime civili, perché l’Ucraina sta combattendo per difendere il suo paese da un aggressore”, ha affermato William Schabas, professore di diritto internazionale alla Middlesex University di Londra. “Ma nella misura in cui l’Ucraina porta il campo di battaglia nei quartieri civili, aumenta il pericolo per gli stessi”.

E ancora: “La strategia dell’Ucraina di posizionare pesanti equipaggiamenti militari e altre fortificazioni nelle zone civili potrebbe indebolire gli sforzi occidentali e ucraini di ritenere la Russia legalmente colpevole di possibili crimini di guerra, hanno affermato alcuni attivisti per i diritti umani e alcuni esperti di diritto umanitario internazionale”.

Uno degli esperti interpellato dal Wp è Richard Weir, ricercatore del settore crisi e conflitti di Human Rights Watch, che sta lavorando in Ucraina, il quale ha dichiarato che l’esercito ucraino ha “la responsabilità, secondo il diritto internazionale,” di rimuovere le proprie forze e gli equipaggiamenti dalle aree popolate da civili e, se ciò non è possibile, di spostare i civili fuori da quelle aree”.

“Se non lo fanno, è una violazione delle leggi di guerra”, ha aggiunto. “Perché quello che stanno facendo è mettere a rischio i civili. Perché tutto quell’equipaggiamento militare è un obiettivo legittimo”.

“il confine tra un crimine di guerra e ciò che non è tale diventa più sfumato se i quartieri residenziali vengono militarizzati e diventano campi di battaglia in cui le morti di civili sono inevitabili”, scrivono i cronisti, che dettagliano cose viste in loco.

“L’Ucraina non può usare i quartieri civili come ‘scudi umani'”, ha detto Schabas, anche se ha precisato che non gli sembrava che ciò stesse avvenendo. Precisazione che suona un po’ come obbligata, dovendo parlare a un media come il WP.

Insomma, nella nebbia che circonda la guerra ucraina, tante le circostanze che andrebbero chiarite, ma che per ovvie ragioni rimangono sfumate. Di certo, l’Ucraina, come spiega l’articolo, ha scelto di difendersi attestandosi nelle città, evitando lo scontro aperto con i russi. E ciò aumenta i rischi.

I russi hanno proposto più volte di aprire corridoi umanitari per far defluire la popolazione civile dai centri abitati, come già aveva fatto in Siria, spiegava un indignato articolo di Molinari, che la definiva appunto una strategia bellica di Mosca.

In effetti, sembra proprio una strategia russa, dal momento che non abbiamo visto analoghe iniziative durante le guerre infinite, quando ad attaccare erano le forze Nato.  Ma alla luce di quanto scrive il Wp non sembra ci sia molto da indignarsi, dal momento che tale strategia sta riducendo la portata di questa tragedia, che potrebbe essere ben più grave.

Il punto è che non sempre i corridoi umanitari funzionano. Spesso come accadeva anche in Siria, i civili in fuga sono stati presi di mira da bombe e proiettili, con conseguente fallimento dell’evacuazione.

Non si sa bene di chi sia la responsabilità di questi crimini. In Siria a bombardare erano i jihadisti assediati, che non volevano perdere i loro scudi umani (vedi Piccolenote).

Appare alquanto strano che in Ucraina a sparare siano i russi, come hanno scritto alcuni media. I russi, infatti, avrebbero tutto l’interesse a far defluire i civili per poter attaccare più liberamente, come fa capire l’accenno di Molinari. Così resta il mistero, o forse no.

Dal momento che si è in tema, ci hanno segnalato un video che gira su YouTube, filmato di un cronista di al Jazeera, che documenta uno spostamento di alcuni militari ucraini per mezzo di un’ambulanza.

I costi umani della guerra in Ucraina

Lo segnaliamo ai lettori (almeno finché non sarà bannato anche questo) così come ci è stato indicato a noi, perché in effetti è alquanto sconcertante, dal momento che è contrario alle Convenzioni di Ginevra: potrebbe, infatti, rendere anche le ambulanze un obiettivo militare.

Forse è un caso isolato, forse no. Se fosse pratica diffusa e articolata, come sembrerebbe dalla disinvoltura con cui si muovono i militari in questione, interpella non poco.

I decessi del conflitto sono responsabilità dei russi, dal momento che sono loro gli aggressori, cosa che non va dimenticata. E, però, come documenta l’articolo del Wp, il quadro di questa tragedia è più complesso e articolato di quanto sembra.

le foto di copertina sono tratte dal blog di Vittorio Rangeloni.