13 Marzo 2015

Gli Usa, Israele e la minaccia di Teheran (e dell'Isis)

Gli Usa, Israele e la minaccia di Teheran (e dell'Isis) Tempo di lettura: 2 minuti

Repubblicani in piedi per applaudire il discorso di Netanyahu al Congresso Usa

Elezioni importanti quelle che si terranno in Israele, che vedono per la prima volta da anni Netanyahu in difficoltà e i laburisti in ascesa nei sondaggi dopo un lungo periodo di crisi (ma i sondaggi sono sempre a rischio di errore). Ne accenna Bernardo Valli sulla Repubblica del 13 marzo in un articolo dedicato al viaggio di Netanyahu negli Usa durante il quale ha parlato al Congresso, invitato dai repubblicani e snobbando il presidente Obama (che ha ricambiato). Un discorso accesso, quello del premier israeliano, nel quale ha attaccato duramente il negoziato sul nucleare iraniano nel quale è impegnata l’amministrazione Obama.

 

Riportiamo un brano dell’articolo di Valli: «Non trascurabili saranno le conseguenze in Medio Oriente dove la coalizione organizzata dagli americani cerca a stento di contenere l’espansione dello Stato islamico in Siria e Iraq. E dove le milizie sciite comandate da generali iraniani hanno un ruolo decisivo, come truppe di terra, con l’appoggio inevitabile (anche se non ufficiale) dell’aviazione americana e quella dei reticenti alleati sunniti. Netanyahu, come del resto l’Arabia Saudita, teme un recupero dell’Iran da parte degli Stati Uniti».

 

«[Netanyahu] Non ha del tutto torto quando punta l’indice contro l’Iran degli ajatollah, da dove si alzano puntuali minacce contro lo Stato ebraico. Ma non propone un’alternativa seria al negoziato condotto dagli americani. Le sanzioni hanno dato scarsi risultati e sull’opportunità di un intervento militare avanzano seri dubbi generali e uomini dell’intelligence israeliani. Per loro la minaccia iraniana non è scontata e sarebbe comunque prevedibile e contenibile nel caso dovesse rivelarsi concreta».

 

Nota a margine. Due, in particolare, i motivi per i quali abbiamo riportato la nota. Il primo riguarda l’Isis. Bizzarro quell’accenno sul semplice “contenimento” della minaccia Isis, cosa diversa dal contrasto: purtroppo Valli sul punto ha ragione e questa “scelta” pone domande e indica nodi da sciogliere. 

Il secondo passaggio che ci appare significativo è quello sulla considerazione dell’intelligence e dei generali israeliani, che certo hanno più informazioni strategiche del premier, riguardo la reale minaccia iraniana. Ne consegue che certa enfatizzazione di tale minaccia ha un carattere più politico che reale.

 

(Titolo dell’articolo di Valli: Tra i seguaci di Netanyahu che ora temono le urne La sinistra di Israele torna a sognare la vittoria)