19 Novembre 2014

David Grosmann, la strage in sinagoga e la Spianata delle Moschee

David Grosmann, la strage in sinagoga e la Spianata delle Moschee Tempo di lettura: 2 minuti

David Grossman commenta la strage avvenuta nella Sinagoga di Gerusalemme per la Repubblica del 19 novembre. Dopo aver espresso il suo dolore e la sua rabbia

per quanto avvenuto, aggiunge che la strage gli ha provocato «la stessa repulsione e lo stesso sgomento che provai 20 anni fa, quando nel febbraio del 1994, Baruch Goldstein assassinò a Hebron 29 fedeli musulmani nella Moschea della Tomba dei patriarchi».

«Ritengo che una grande responsabilità di questi assassinii, da una parte e dall’altra, pesi sulle spalle di coloro che non hanno fatto praticamente nulla per cambiare la situazione o, nel migliore dei casi, hanno fatto molto poco: coloro che parlano solo e soltanto con il linguaggio della forza, coloro che non fanno altro che far crescere la piena dell’odio tra i due popoli, coloro che, in definitiva, disperano a priori e portano alla disperazione il proprio popolo, negando ogni possibilità di arrivare a un accordo. Costoro condannano i loro compatrioti ad azioni dettate dalla disperazione e dall’odio».

 

Quindi ha affermato che l’unica alternativa all’odio reciproco e al sangue è il dialogo, dal momento che esistono «punti di accordo possibili». Infine, interpellato sulla possibilità di una nuova Intifada minacciata dai palestinesi a causa della violazione dello status quo sulla Spianata delle Moschee, ha concluso: «Da persona che è nata qui e vive qui già da molti anni, conosco molto bene i meccanismi della violenza, come sia facile scatenarla e quanto sia difficile quietarla. La tradizione ebraica, come ha ripetuto il rabbino capo di Israele, vieta agli ebrei l’ascesa al Monte del Tempio, dove oggi sorgono le Moschee. Nel rispetto di questa tradizione, che non è un precetto dello Stato, ma un precetto religioso accettato dagli ebrei di ogni generazione dalla distruzione del Tempio nel 70 d.C., si è venuto a creare uno status quo che è stato rispettato anche dai governi dello Stato d’Israele. Ariel Sharon con la sua “passeggiata” provocatoria nel 2000, ha scatenato la seconda Intifada. Oggi vediamo nuovamente esponenti politici di destra salire sulla Spianata, nel preciso intento di creare una provocazione. Si tratta di un atteggiamento bellicoso, irresponsabile e pericoloso, che può soltanto aggravare una situazione già di per sé esplosiva e portarci sull’orlo del precipizio».