7 Gennaio 2022

Coronavirus: il Nyt e la pandemia infinita

Coronavirus: il Nyt e la pandemia infinita Tempo di lettura: 3 minuti

“Forever boosting?” Da adesso in poi dovremo vaccinarci per sempre? Questa la domanda che si pone il titolo di un articolo del New York Times, chiedendosi anche se questa è la strada per “battere il coronavirus”.

Questo il sottotitolo: “Tutti dovrebbero fare il richiamo. A lungo termine, tuttavia, un richiamo continuo a distanza di pochi mesi non è una strategia praticabile per la salute pubblica, affermano gli scienziati”.

Per i dettagli sul perché una strategia basata sulla vaccinazione generalizzata permanente venga considerata un errore, rimandiamo all’articolo, che riporta le conclusioni di diversi scienziati americani.

Interessante un altro articolo, sempre di oggi, pubblicato sul giornale della grande Mela, dal titolo: “Gli ex consiglieri di Biden sollecitano una strategia pandemica volta a ‘nuova normalità‘”.

Riportiamo l’incipit dell’articolo: “Il giorno in cui si è insediato il presidente Biden, il comitato di esperti sanitari che lo ha consigliato durante la transizione ha ufficialmente cessato di esistere. Ma i suoi membri hanno continuato a incontrarsi regolarmente su Zoom, e le loro conversazioni si sono spesso trasformate in frustrazione per la risposta al coronavirus di Biden”.

“Ora, sei di questi ex consiglieri hanno reso pubbliche le loro frustrazioni attraverso una critica dura, sebbene educata, e un appello per essere ascoltati. In tre articoli pubblicati giovedì sul Journal of the American Medical Association, hanno chiesto al signor Biden di adottare una strategia pandemica completamente nuova, orientata a ‘nuova normalità’, diretta a convivere con il virus a tempo indeterminato, non più a spazzarlo via”.

Il grande dibattito attuale sulla pandemia, infatti, riguarda due punti chiave. Il primo è se l’umanità sarà costretta a un ciclo vaccinale continuo o se si può uscire da questa spirale (almeno per la parte di popolazione meno esposta ai rischi posti dal virus) .

L’altro punto è se la pandemia deve essere affrontata in un regime di emergenza provvisoriamente definitivo o se l’umanità possa alfine trovare una forma di convivenza con il virus, magari giovandosi di una minore virulenza dello stesso.

Va considerato che immaginare che il Covid-19 vada a sparire è illusorio. Una volta entrato nel ciclo vitale dell’umanità, eradicarlo, almeno a medio termine, è praticamente impossibile, data sua circolazione diffusa e globale.

Va notato che il dibattito sulla pandemia negli Usa, a differenza dell’Italia che vede una certa uniformità, divide in maniera feroce la classe politica e la società.

In genere, a essere fautori dell’emergenza continua, in America, è il mondo che si riconosce nel partito democratico, mentre i simpatizzanti del partito repubblicano sono per lo più critici, spesso in modo acceso, delle misure anti-pandemiche attuali, basate su vaccinazioni e restrizioni.

Così è di grande interesse che un giornale come il New York Times, organo di riferimento dell’ambito democratico e voce primaria del mainstream Usa, abbia dato spazio, con toni e in modi soft ovviamente, a istanze che finora sono state proprie del mondo dell’opposizione.

Così, mentre l’Europa resta ferma ai desiderata dei signori dei vaccini, relegando le critiche e le domande, anche ragionevoli, sulle restrizioni a fastidioso rumore di fondo e inasprendo le misure restrittive – con punte più dure in Italia e Francia a motivo delle prossime elezioni dei rispettivi Paesi (Quirinale ed Eliseo) -, nel cuore dell’Impero le domande sulla gestione della pandemia rafforzano.

Domande sintetizzate tutte in questo tragico dilemma: siamo di fronte a un momentum pandemico destinato in qualche modo a finire, o la crisi attuale, e la relativa gestione emergenziale, è da considerarsi provvisoriamente definitiva, cioè status irreversibile dell’umanità?

Gli articoli del New York Times assumono così grande rilevanza, perché il destino della gestione pandemica non si gioca negli Stati clienti dell’America, ma nel cuore stesso dell’Impero.