30 Maggio 2014

Ceronetti e Israele

Ceronetti e Israele Tempo di lettura: 2 minuti

In un complesso articolo sulla storia di Israele (Non cercate la Storia leggendo la Bibbia, pubblicato sulla Repubblica il 29 maggio), Guido Ceronetti, riferisce di correnti di pensiero all’interno del mondo ebraico che operano una «decostruzione veterotestamentaria» della storia ebraica, in parole povere una rilettura della storia del popolo dell’Alleanza critica nei confronti della sua millenaria tradizione biblica. In particolare si sofferma sul nome che è anche identità di tale popolo, Israele, che Dio dà a Giacobbe dopo la lotta notturna presso il torrente Iabbok. Israele, scrive Ceronetti, significa: «“Uno che lotta con Dio”, ed è la caratteristica eterna di Israele: la non rassegnazione, la polemica, il contrasto con la Divinità ignota, che lo rende zoppo tra le nazioni, forzato a essere diverso e maltollerato, fino e oltre la Shoàh, sempre. Israele, come realtà simbolica, è metareligioso e metastorico. La nostra, mi diceva il rabbino che mi impartiva ebraico, è una fede che nessuno capisce». E conclude: «L’identità ebraica è un valore costruito da qualche millennio; l’identità israeliana, nata ebraica tra Vienna e Londra un po’ più di cento anni fa, salutata messianica nel giugno 1967, dalla guerra permanente è tenuta in vita: nella pace che tutti si augurano si perderebbe».

 

Nota a margine. Di interesse, l’articolo di Ceronetti anche se suscita perplessità nella sua conclusione: se vero che la nascita di Israele è stata salutata come segno messianico da alcuni ambiti dell’ebraismo, per altri il “focolare ebraico” era tutt’altro, il diritto a una patria di un popolo disperso e sopravvissuto all’orrore dei campi di sterminio. È una dialettica che attraversa la storia di Israele che non si può sintetizzare in formulazioni che rischiano di apparire semplicistiche. A questo proposito vedi anche Sthernell e il sogno messianico della Grande Israele.