20 Giugno 2019

Attacco petroliere: il silenzio assordante dell'equipaggio

Attacco petroliere: il silenzio assordante dell'equipaggio Tempo di lettura: 3 minuti

La crisi iraniana registra segnali contrastanti. Di oggi la rivelazione del Washington Post di un messaggio recapitato a Teheran nei giorni scorsi, nel quale gli Usa minacciavano un intervento se fosse stato ucciso anche un solo soldato americano in Medio oriente.

La rivelazione aumenta la possibilità che ciò accada, dati i tanti costruttori di guerra: di soldati americani ne son stati assassinati tanti in Medio oriente. Può ripetersi. A quel punto gli Usa dovrebbero essere consequenziali o perdono di credibilità.

L’attivismo di Bolton e la caduta di Shanahan

Proprio la perdita di credibilità dell’amministrazione Usa è il fulcro dell’articolo del WP, che denuncia la mancanza di una strategia e soprattutto rivela l’attivismo di John Bolton.

Il Consigliere per la Sicurezza nazionale ha preso in mano il dossier Iran, emarginando i critici della politica interventista, che non sono invitati alle riunioni e le cui informazioni devono passare la sua censura prima di arrivare a Trump.

Peraltro il potere del presidente, che non vuole la guerra, è talmente eroso che non riesce a nominare un ministro della Difesa. Patrick Shanahan, scelto al posto del dimissionario James Mattis, ha dovuto rinunciare prima ancora di ricevere l’approvazione del Congresso.

A escluderlo una storia di violenze domestiche tra il figlio e l’ex moglie. Trump ha anche provato a difenderlo, ma dopo aver subito “un insolitamente lungo controllo da parte dell’FBI”, Shanahan si è ritirato.

Vicenda di politica interna con ripercussioni estere, dato che nel suo breve mandato Shanahan aveva “frenato” Bolton (WP).

Ali-Shamkhani

Ali Shamkhani

In questa temperie, una notizia buona. Ali Shamkhani, segretario del Supremo Consiglio per la sicurezza dell’Iran, ha affermato che non ci sarà una guerra tra Washington e Teheran (Reuters). L’uomo ha informazioni. Vedremo.

Il B-Movie e le nuove foto

Resta però alta la tensione dopo l’attacco a due petroliere avvenuto la scorsa settimana nel golfo dell’Oman, anche se il video che secondo la Us Navy immortala degli iraniani intenti a rimuovere una mina magnetica inesplosa su una delle due navi, la Kokuka Corageous, ha convinto pochi.

Così, ieri, il Pentagono ha pubblicato altre foto per supportare la narrativa. Tra queste, due sono particolarmente interessanti. La prima è la foto che dicono sia stata scattata da un elicottero e che riprenderebbe la stessa scena del video circolato in precedenza.

Ma la nuova immagine, più che aumentare la credibilità del bizzarro video accusatorio, la mina ancor più. Infatti, non inquadra nulla di particolare, se non un motoscafo iraniano presso lo scafo della nave attaccata: non si vede nessuna mina inesplosa. Che gli iraniani siano andati a controllare cosa fosse successo a poche miglia dalla loro costa è più che normale…

Ma la nitidezza della foto getta invece una nuova ombra sul video accusatorio precedente, che risulta, al contrario, sfocato e sgranato, nonostante sia stato realizzato alle quattro del pomeriggio di una giornata limpida e nonostante i potenti e sofisticati mezzi della Us Navy (dimostrati peraltro con la nitida foto successiva).

Un’altra foto, invece, mostra una parte di una mina magnetica agganciata allo scafo. Possibile che sia ancora lì dopo giorni e giorni dall’evento?

Il silenzio del Kokuka Corageous

Ma c’è altro e ben più importante. In altra nota abbiamo riferito come il proprietario della nave abbia smentito la Us Navy, spiegando che la Kokuka Corageous, non era stata dilaniata da mine magnetiche, ma era stata colpita da “oggetti volanti”, ovvero proiettili. E ciò in base a quanto a lui comunicato via radio dall’equipaggio.

Una contraddizione alla quale se ne somma un’altra. Sul bollettino ufficiale della Us Navy si legge che l’equipaggio della Kokuka Courageous, quello messo in salvo dalla Uss Bainbridge, “aveva abbandonato la nave dopo aver scoperto una probabile mina magnetica inesplosa attaccata allo scafo”.

L’equipaggio tratto in salvo, è stato a lungo a bordo della Bainbridge prima di essere sbarcato. Avrebbero potuto confortare la versione ufficiale, con una testimonianza che avrebbe un valore certo maggiore di un video di bassa qualità.

Invece silenzio assoluto. Più che assordante. E, forse, anche eloquente. E che fa sorgere il dubbio che qualcuno gli abbia chiesto di non parlare. Forse per non smentire quanto riferisce il bollettino ufficiale della Us Navy?

Per ora ci fermiamo qua, ma c’è altro da riferire. Ci torneremo in altra nota.