8 Agosto 2013

Ancora il Ruanda dietro il nuovo mattatoio congolese

Ancora il Ruanda dietro il nuovo mattatoio congolese Tempo di lettura: 2 minuti

Repubblica democratica del Congo, rifugiati

«Gli Stati Uniti esigono che il Ruanda metta immediatamente fine ad ogni forma di aiuto all’M23 e che ritiri il suo personale militare dall’est della RDCongo», questa la dichiarazione chiara e netta del portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jen Psaki, all’Onu il 23 luglio scorso,  nella quale lo stesso aveva precisato di «avere le prove dell’implicazione di ufficiali militari ruandesi» nella guerra dei grandi Laghi.

Sono decenni che il Ruanda, stando a vari documenti Onu, appoggia movimenti armati che seminano morte e distruzione nella Repubblica democratica del Congo, e precisamente nella regione dei Grandi Laghi. Ora, la dichiarazione del portavoce del Dipartimento di Stato americano – che va in parallelo a una stringente documentazione in questo senso pubblicata da Human Rights Watch – ha evidenziato trame ruandesi anche nell’ultimo conflitto, che vede la sollevazione di alcuni ribelli del movimento M23. Una guerra che sta seminando morte e terrore. 

Nel riportare la notizia, l’organizzazione Rete pace per il Congo denuncia come solo due giorni dopo questa dichiarazione, sempre all’Onu, il Capo del Dipartimento di Stato americano John Kerry abbia fatto un passo indietro, parlando di appoggi generici alla guerriglia da parte di vari Paesi confinanti. 

Il problema è che intorno alla guerra dei Grandi Laghi ci sono interessi enormi: grazie all’instabilità endemica le grandi multinazionali possono continuare a depredare il sottosuolo di quelle regioni, ricco di diamanti, coltan, cassiterite e altri minerali preziosi. Mentre il mattatoio continua.