31 Ottobre 2012

Anche Romney sarà costretto a un realismo pragmatico

Anche Romney sarà costretto a un realismo pragmatico Tempo di lettura: 2 minuti

«Il prossimo occupante dello Studio Ovale sarà il primo presidente americano in grado di rivolgere lo sguardo alle più ampie problematiche internazionali del Ventunesimo secolo. Bush restò invischiato nella tragedia dell’11 settembre e nelle guerre che ne seguirono, in Iraq e in Afghanistan. Barak Obama avrebbe voluto dedicarsi a nuove sfide, ma la caccia ai terroristi, l’impegno a riportare a casa le truppe e l’impatto delle Primavere arabe lo hanno tenuto inchiodato al Medio Oriente». Così Charles Kupchan sul Corriere della Sera del 31 ottobre. L’autorevole studioso di geopolitica continua spiegando che, finite le guerre di Bush, terminata dell’era del terrorismo  targato Al Qaeda, «Washington è chiamata a occuparsi di altre situazioni, ben al di là del Medio Oriente. Il nuovo presidente, pur avendo il mandato e l’occasione di allargare l’agenda americana in politica estera, si ritroverà a dover affrontare vincoli e ostacoli senza precedenti. Il potere si va sposando dall’Occidente verso Paesi emergenti, sottraendo a Washington le antiche leve che in passato accompagnavano la sua indiscussa egemonia. Per rimettere ordine nella fiscalità americana occorreranno tagli dolorosi in tutti i settori, compreso il Pentagono: il prossimo presidente dovrà fare di più, disponendo di risorse minori. Inoltre, la polarizzazione della politica americana rischia di aggravarsi, con conseguenze nefaste: il Partito repubblicano si sta spostando sempre più a destra, man mano che perde i suoi ultimi moderati, spianando la strada a un imminente scontro ideologico con i democratici.

Questa miscela assai poco invidiabile di vincoli e necessità lascerà un esiguo spazio di manovra al nuovo presidente. Se vince Romney, è lecito supporre che entrerà alla Casa Bianca deciso a realizzare i sogni dei neoconservatori, aumentando i finanziamenti alla difesa e riportando in auge lo stile di Bush, fondato sull’unilateralismo e la prepotenza. Ma il resto del mondo – tra cui i falchi fiscali del suo stesso partito – non glielo consentirà. Con il passar del tempo, non c’è dubbio che le circostanze nazionali e internazionali lo costringeranno a seguire la stessa strada del realismo politico percorsa da Obama».

 

Nota a margine. Interessante sotto molti profili, questa analisi. In particolare al punto in cui ipotizza una presidenza Romney meno muscolare di quanto previsto da altri. Ovviamente è un’ipotesi con molte incognite.