15 Gennaio 2014

Santa Maria Antiqua, il santuario mariano al Foro romano

di Pina Baglioni
Santa Maria Antiqua, il santuario mariano al Foro romano Tempo di lettura: 6 minuti

Edificata nel VI secolo, sepolta da un terremoto nell’847, rinvenuta per caso nel 1900, chiusa definitivamente trentatré anni fa. In sostanza l’hanno vista davvero pochi, e recentemente solo eminenti studiosi italiani e stranieri e qualche fortunato visitatore in occasione di sporadiche aperture. Si tratta di Santa Maria Antiqua al Foro romano, una delle chiese più antiche e più importanti di Roma.

 

Le chiese del Foro romano

Dopo annunci che si sono ripetuti anno dopo anno, quest’autentico gioiello d’arte e di fede tornerà visibile nella primavera del 2014. L’apertura si renderà possibile grazie ad un lavoro di restauro durato dodici anni e che ha salvato un patrimonio di pitture databili dal VI all’VIII secolo, nate dalla confluenza di influenze diverse, che hanno dato vita a un’innovazione artistica sorprendente: «Un’evoluzione che porta dritto fino a Giotto secondo un inedito dialogo con Bisanzio» ha spiegato Mariarosa Barbera, soprintendente ai Beni archeologici di Roma.

Abbarbicata alle pendici nord occidentali del Palatino, Santa Maria Antiqua è una delle prime chiese di Roma consacrate alla Madonna, tanto da contendersi il primato con Santa Maria Maggiore e Santa Maria in Trastevere. La sua storia si collega a quella di altre chiese fondate intorno ai Fori, lungo la Via Sacra e al Palatino, in un periodo in cui la zona monumentale dell’Urbe aveva in gran parte perduto le sue antiche funzioni amministrative e di rappresentanza. Erano gli anni della dominazione bizantina e del papato di Gregorio Magno quando, proprio nel cuore del cuore di Roma, furono edificati tra il VI e il VII secolo nuovi luoghi di culto, tra cui le chiese dei Santi Quirico e Giulitta dietro il Foro di Nerva e dei Santi Apostoli a nord del Foro e dei mercati di Traiano. A queste si aggiunse Santa Maria Antiqua, edificata ripristinando le strutture del vestibolo del palazzo di Domiziano ai piedi del Palatino, in un luogo non distante dal Tempio di Vesta. L’originario edificio romano aveva una forma basilicale: aula rettangolare divisa da tre navate. Nello spessore del muro posteriore fu ricavata una piccola abside, e ai lati del presbiterio, le due piccole cappelle dei Santi Medici e di Teodoto.

«Mentre 250 anni prima Costantino aveva evitato d’invadere con le testimonianze della nuova fede i Fori a causa delle loro connotazioni pagane» scrive il grande storico dell’arte Richard  Krautheimer nel volume Roma, profilo di una città, «ora la Chiesa poteva erigere liberamente le chiese. Sia pure con due secoli e mezzo di ritardo, la trasformazione visuale e ideologica di quello che era stato il centro dell’impero si era compiuta».

 

Santa Maria Antiqua, il santuario mariano al Foro romanoLa chiesa palinsesto

Nel corso degli anni si concentrarono su Santa Maria Antiqua le cure continue di diversi pontefici quali Martino I, Giovanni VII, Zaccaria, Paolo I e Adriano I. Fino a quando, nell’847, un terremoto fece franare sopra di essa parte dei palazzi sovrastanti. Papa Leone IV allora trasferì il titolo in una chiesa costruita ex novo: Santa Maria Nova, l’attuale Santa Francesca Romana. E sui ruderi di Santa Maria Antiqua venne edificata nel XIII secolo una chiesetta che, a sua volta, fu completamente ristrutturata nel 1617 col titolo di Santa Maria Liberatrice. Scavi fortuiti nel XVIII secolo e poi altri condotti in maniera più mirata alla fine del XIX, riportarono alla luce tracce di antichi affreschi. Si decise, allora, di abbattere l’edificio seicentesco per riportare alla luce l’antica Santa Maria Antiqua, trasferendo, nel 1909, il titolo di Santa Maria Liberatrice alla chiesa sorta al Testaccio.

In realtà, dopo il terremoto del IX secolo, la storia della chiesa ricomincia solo nel 1900, quando il vecchio edificio venne riscoperto in seguito a scavi sistematici proprio in quella zona del Foro. Dopo la rimozione di enormi quantità di terra e di detriti, gli archeologi ricostruirono le murature e le volte, mentre solo nel 1910 si procedette alla copertura della navata centrale per dare protezione ai dipinti. Ci si rese subito conto di cosa stava emergendo: i dipinti che stavano tornando alla luce avrebbero avuto conseguenze storiche e archeologiche di enorme importanza, tanto che molte teorie sullo sviluppo dell’arte tardo antica avrebbero dovuto essere riscritte completamente. Anche in considerazione del fatto che, in Oriente, a causa della crisi iconoclasta del 726, non era sopravvissuto praticamente nulla. Purtroppo le pitture furono trovate in uno stato di degrado talmente grave che i restauri dovettero proseguire ininterrottamente per decenni. Fino a che, nel 1980, si decise di chiudere definitivamente la chiesa al pubblico, salvo un accesso limitato agli studiosi e qualche apertura “spot” tra cui quelle del 2004 e del 2012.

 

Santa Maria Antiqua, il santuario mariano al Foro romanoSanta Maria Antiqua, la pupilla dei pontefici

Ma cosa sì potrà vedere nella prossima primavera? Degli originari mille metri quadrati di affreschi ne risultano ancora visibili 250, databili grazie alle informazioni fornite da cartigli e alla presenza di personaggi ritratti col nimbo quadrato usato per le persone viventi, tra il VI e l’VIII secolo. Le principali fasi di decorazione murale risalgono a papa Martino I (649-653) quando furono decorate le pareti del presbiterio e molte aree della navata centrale. Martino morì in esilio e fu martirizzato perché si oppose all’imperatore di Costantinopoli Costante II. A Martino seguì Giovanni VII (705-707), un papa particolarmente affezionato alla chiesa perché cresciuto sul Palatino come figlio del custode dei palazzi imperiali. Egli fece decorare nuovamente il presbiterio ed eseguire i nuovi cicli pittorici nella Cappella dei Santi Medici e in molte altre parti della chiesa. Dopo Giovanni VII, papa Zaccaria fece affrescare la cappella detta di Teodoto, dal nome del donatore, un nobiluomo romano che come ambasciatore del papa stabilì i primi contatti con la corte dei Franchi, futuri alleati nel distacco politico da Bisanzio. Teodoto, inoltre, da quello che si legge dall’iscrizione che accompagna il suo ritratto, era anche il primo degli avvocati di curia e dell’amministrazione civile delle diaconie di Roma. Infine, papa Paolo I (757-767) ordinò l’ultima decorazione dell’abside e fece eseguire estesi cicli pittorici lungo le pareti delle navate laterali.

Attraverso Santa Maria Antiqua è possibile dunque ripercorrere interi capitoli di storia della Chiesa e di storia dell’arte. Basti pensare al caso della Crocifissione dipinta in una nicchia della Cappella di Teodoto: Gesù è raffigurato vestito e con i piedi non sovrapposti. In questo caso la tradizione bizantina si fonde con un nuovo linguaggio “autoctono” più accessibile al popolo, evidente in certi dettagli realistici come i paletti conficcati alla base della croce per puntellarla, il terreno su cui la Madonna e Giovanni poggiano, il dinamismo di due soldati romani, Longino con la lancia e l’altro con la spugna bagnata d’aceto. Gesù veste  il colobium, la tunica smanicata indossata dai monaci.

Seguono, sempre nella stessa cappella, le storie del martirio dei santi Quirico e Giulitta (VIII secolo), uno dei cicli più leggibili e completi della chiesa al Foro e uno degli episodi più significativi della pittura romana precarolingia: la sequenza degli episodi del martirio di Quirico e Giulitta è disposta in otto riquadri, mentre la parete meridionale è occupata dalla Vergine in trono con il Bambino affiancata da altri personaggi (Pietro, Paolo, Giulitta e il piccolo Quirico, Teodoto e papa Zaccaria). Nell’abside è invece ritratto Gesù con la Madonna, San Giovanni Crisostomo e san Basilio. Nella raffigurazione spicca un cartiglio contenente riferimenti al Concilio Lateranense del 659, quello che riaffermò la natura umana e divina di Gesù Cristo.

Ma è la parete a destra dell’abside, detta anche la “parete palinsesto”, la più famosa di Santa Maria Antiqua: qui sono stati scoperti sette strati sovrapposti di affreschi dei quali cinque risultano dipinti mentre degli altri due restano soltanto tracce di colore. Tra tutti spiccano il frammento del VI secolo di Maria Regina in trono adorata da un angelo; altri due frammenti raffigurano il volto della Madonna e il celebre Angelo Bello la cui espressione di intenso naturalismo è assolutamente inaspettata per una pittura bizantina: insieme costituiscono un’Annunciazione, datata alla prima metà del VII secolo.

Di notevole valore storico-artistico è anche la Cappella dei Santi Medici, identificata come diaconia, cioè il centro di carità per i poveri, gli ammalati e i pellegrini, tipico delle chiese bizantine. Il nome le deriva dal ciclo pittorico che presenta grandi figure di santi anaegyroi, cioè guaritori che non accettavano ricompense. La cappella era destinata ai malati, i quali vi sostavano anche la notte in attesa di poter essere visitati. Restaurata nel 2003-2004, essa conserva parte delle pareti del periodo di Domiziano (81-96 a.C.) e i suoi affreschi raffigurano i santi medici Cosma e Damiano, Abbaciro e Panteleimon; al centro della parete ovest, invece, si staglia la figura del Cristo Pantrocratore, abbigliato con una tunica rossa e lunghi capelli ricci e barba folta.

A questo punto, non resta che attendere la prossima primavera per andare in pellegrinaggio da Maria Vergine ai Fori, nel cuore di una città che non finisce mai di stupire.