19 Febbraio 2013

«Quando il Figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?»

«Quando il Figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» Tempo di lettura: 3 minuti

Oggi ricorrono dieci mesi dalla scomparsa di don Giacomo Tantardini. Riportiamo l’ultimo intervento che don Giacomo ha voluto pubblicare sul mensile 30giorni. È una sua omelia, tenuta il 21 febbraio dello scorso anno a Padova, in occasione di una messa celebrata nell’anniversario della scomparsa di don Luigi Giussani. Di seguito pubblichiamo la Lettura e il Vangelo della santa messa che Don Giacomo ha voluto fossero pubblicate a conforto delle sue parole. Di sorprendente attualità, questa pubblicazione di 30giorni è giudizio e, insieme, consolazione al cuore.

 

 

«Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18,8)

 

Solo una parola, un breve pensiero per ricordare don Giussani nel settimo anniversario della sua morte. In questi giorni più volte mi è venuta alla mente la frase di Gesù che Giussani – riprendendola da Paolo VI – ripeteva nei momenti decisivi della vita: «Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). Quando Gesù ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra? Perché di questo dono, anzitutto, abbiamo bisogno: la fede. Quando il Signore ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra? Abbiamo bisogno della fede istante per istante, momento per momento. E com’è bello, com’è reale, che, avendo così bisogno della fede, la fede sia grazia di Dio, sia dono di Dio. Gratia facit fidem, dice san Tommaso: la grazia crea la fede, e non soltanto quando la fede inizia, ma la grazia crea la fede istante per istante, momento per momento. In fondo la vita di don Giussani è stata testimonianza ed esempio di questa realtà: che la grazia crea la fede istante per istante.
Quello che a noi è dato – perché anche questo è dato –, il Vangelo di oggi e la lettera di Giacomo lo esprimono con la parola umiltà. Quello che a noi è dato è di essere umili, perché ai superbi Dio resiste, agli umili concede la sua grazia. Quello che a noi è dato è di essere come bambini.
Qui, in questo santuario di sant’Antonio, chiediamo a lui, che per puro dono ha preso in braccio Gesù bambino e da Gesù bambino è stato portato, chiediamo a sant’Antonio di essere come bambini. Chiediamolo a lui e chiediamolo a Giussani, adesso che in Paradiso vede, come già aveva intravisto e comunicato sulla terra, quanto è bello essere come bambini che attendono tutto dal Signore.

 

 

 

Prima lettura (Gc 4, 1-10)
Fratelli miei, da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni. Gente infedele! Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. O forse pensate che invano la Scrittura dichiari: «Fino alla gelosia ci ama lo Spirito, che egli ha fatto abitare in noi»? Anzi, ci concede la grazia più grande; per questo dice: «Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia». Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Peccatori, purificate le vostre mani; uomini dall’animo indeciso, santificate i vostri cuori. Riconoscete la vostra miseria, fate lutto e piangete; le vostre risa si cambino in lutto e la vostra allegria in tristezza. Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà.

 

Vangelo (Mc 9, 30-37)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».