13 Ottobre 2015

Il rosario, la piccola devozione che apre al Paradiso

di Pina Baglioni
Il rosario, la piccola devozione che apre al Paradiso Tempo di lettura: 5 minuti

«Il popolo cristiano, da secoli, è stato benedetto e confermato nell’essere proteso alla salvezza, io credo, specialmente da una cosa: il Santo Rosario. Il Rosario è come la sintesi di tutto quello che il popolo cristiano è capace di pensare e di dire a Cristo». Questa mirabile definizione di don Luigi Giussani evidenzia l’importanza della preghiera mariana che per secoli ha scandito le ore e la vita di tanti cristiani. Sono tanti i santi che hanno legato il loro nome e la loro opera a questa devozione. Tra questi  Luigi Maria Grignion de Montfort, conosciuto come “il prete della grande corona” o “l’apostolo del Santo Rosario”. La sua breve e appassionante vita tutta dedicata all’insegnamento del catechismo fu sempre scandita dalla recita, incessante, di questa orazione. Tanto da scrivere sulla santa corona diverse opere.

 

Convinto che la recita del santo rosario fosse il segreto per giungere a una filiale confidenza con Maria e, attraverso lei, toccare il cuore di Gesù, egli suggeriva tale preghiera ovunque andasse a predicare e la faceva recitare pubblicamente ogni giorno durante le sue missioni.

 

Appassionante e appassionata la sua breve vita: secondo di diciotto figli, nasce nel 1647 a Montfort-La Cane, oggi Montfort-sur Meu, in Bretagna, nella Francia nord occidentale, in un periodo agitato da correnti quali il deismo e il giansenismo, che avevano sferrato un attacco micidiale al deposito della fede cattolica (due dottrine religiose delle quali il Montfort intuisce l’unità di fondo).

 

Fin da piccolo egli manifesta una tenera devozione verso la Madonna, tanto che in occasione della cresima volle aggiungere il nome di Maria a quello di Luigi. Dopo aver frequentato il seminario di Saint-Sulpice, vivaio del clero di Francia, il 5 giugno del 1700, a 27 anni, riceve l’ordinazione sacerdotale e viene nominato cappellano all’ospedale di Poitiers, nel quale si dedica alla cura dei bambini poveri e all’assistenza dei malati.

 

Ma il suo insegnare il semplice catechismo e la recita del rosario gli provocheranno ben presto le ostilità dei superiori e delle autorità cittadine che lo tengono costantemente “sotto osservazione”. L’esito di tale cattiveria è la sua cacciata dall’ospedale, nonostante l’affetto e la gratitudine dei tanti, ammalati e non, che attraverso lui avevano trovato il conforto del Signore.

 

Un’ostilità che addolora e confonde Luigi Maria, tanto che immagina di abbandonare la Francia per andare a evangelizzare una delle tante colonie francesi sparse per il mondo. Decide invece di intraprendere un pellegrinaggio a Roma, a piedi, per tentare di ottenere un’udienza da Clemente XI e chiedere consiglio. La ottiene e il papa, intuendo che quell’uomo di Dio sarebbe stato prezioso nella Francia funestata dalle spinte anticristiane, gli ordina di continuare a insegnare il catechismo e diffondere la pratica del rosario nel suo Paese. Lietissimo, accetta.

 

Nell’occasione, confida al papa che mai un peccatore gli «aveva mostrato resistenza dopo la recita del rosario», aggiungendo una convinzione che riporterà poi su un suo libro, ovvero che il sacerdote che lo recita «ogni giorno e lo farà recitare agli altri, Dio e la sua santa Madre gli verseranno nell’anima grazie in abbondanza per far di lui strumento della loro gloria; con la sua parola, sia pure disadorna, otterrà più frutto in un mese che gli altri predicando in parecchi anni». Bello, in particolare, quel “sia pure disadorna”, che accenna in maniera stupenda all’incolmabile distanza tra impegno umano e l’opera di Dio.

 

La carne di Gesù e l’intimismo intellettuale

Nonostante il favore papale, la diocesi di Poitiers continua a essergli preclusa. Luigi Maria non si perde d’animo e va in Bretagna per continuare il suo apostolato in mezzo al popolo. La gente ricambia con affetto: ama profondamente questo sacerdote la cui semplice pastorale è scandita da solenni, quanto bellissime, processioni e recite comunitarie del rosario. Alle quali affianca l’allestimento di scene evangeliche, soprattutto quella della morte di Gesù sul Calvario, che con la loro plastica fisicità si contrappongono all’intimismo predicato dai giansenisti.

 

Non solo, Luigi Maria compone un gran numero di canti popolari, che trasmettono in maniera più immediata il messaggio cristiano, scaldano i cuori dei semplici e scuotono quelli più induriti. In più, dovunque si trovi, si mette a ricostruire tutte le chiese abbandonate e malmesse che incontra, sempre con l’aiuto di poveri contadini, pastori e mugnai delle campagne bretoni.

 

Ma, puntualmente, l’invidia e la paura per tanta gioia non tardano a suscitare ostilità. Sono soprattutto gli ambiti cattolici a mettergli i bastoni tra le ruote: sono tanti, infatti, a non sopportare i metodi semplici e chiari di Luigi Maria. In particolare quanti propugnano una religiosità più austera e intimista ispirata al giansenismo. Così, per esempio, il vescovo di Saint-Malo, monsignor Vincenzo Francesco Desmarets, che simpatizza appunto per tale dottrina, in un primo tempo gli proibisce ogni predicazione, quindi, ritirato questo drastico ordine, gli limita la possibilità d’azione.

 

Ancor più dolorosa è la prova che lo aspetta nella diocesi di Nantes, il cui vescovo, monsignor Egidio de Beauveau, nega la benedizione all’allestimento della scena del Calvario a Pontchâteau che Luigi Maria aveva costruito in quindici mesi grazie al concorso di una moltitudine di persone di ogni sesso, età e condizione sociale.

Il diavolo ebbe particolarmente in odio tale sacra rappresentazione: distrutta poco dopo per ordine di re Luigi XIV di Borbone – sobillato dai nemici “religiosi” del sacerdote -, viene ricostruita per essere nuovamente abbattuta durante la Rivoluzione francese.

Oggi, nuovamente al suo posto, è diventata centro di pietà popolare e meta di pellegrinaggi.

 

Finalmente, quasi a divina ricompensa della carità e dell’umiltà dimostrate, Luigi Maria viene chiamato nelle diocesi di Luçon e di La Rochelle, i cui vescovi erano ferventi antigiansenisti, e vi predica durante gli ultimi cinque anni di vita. In quel periodo compone Il segreto ammirabile del Santo Rosario per ribattere alle obiezioni formulate contro tale forma di devozione, spiegare i sacri misteri e diffonderne ulteriormente la pratica.

Consumato dalle fatiche e dalle sofferenze, nonostante una tempra straordinariamente resistente, muore il 28 aprile 1716. Sarà proclamato santo da Pio XII nel 1947 e il prossimo anno saranno celebrati i 300 anni dalla morte.

 

I misteri del rosario e le meraviglie di Dio

Il ritrovamento fortuito, nel 1842, del manoscritto del Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, sepolto per oltre un secolo «nel silenzio d’un cofano» secondo la profetica visione del suo autore, dà inizio alla diffusione delle opere del santo in tutto il mondo.

L’opera, insieme a Il segreto di Maria e Le glorie di Maria, scritto quest’ultimo da sant’Alfonso Maria de’ Liguori, rappresenta uno dei libri mariani più conosciuti e amati degli ultimi secoli e fra quelli che più hanno alimentato la pietà cristiana.

 

Negli ultimi anni di vita, probabilmente dopo il 1710, san Luigi Maria scrive anche Il segreto ammirabile del Santo Rosario, per convertirsi e per salvarsi, opera divisa in cinque parti, tante quante sono le decine della corona, a loro volta suddivise in dieci paragrafi, tanti quanti sono i grani. In questa opera scrive che l’Ave Maria «è la mia preghiera preferita, la mia pietra di paragone sicura per distinguere quelli che sono condotti dallo spirito di Dio da quelli che sono nell’illusione dello spirito maligno».

 

E, di seguito, soffermandosi sui misteri, aggiunge: «Ben a ragione le opere di Gesù e della sua santa Madre sono dette “misteri” perché sono ricolme delle innumerevoli meraviglie, perfezioni, delle sublimi e profonde istruzioni che lo Spirito Santo rivela agli umili ed ai semplici che le apprezzano». Parole che ribaltano l’usuale significato del termine “mistero”, che nel cristianesimo non rimanda a enigmi oscuri e insoluti ma allo stupore per le meraviglie del Signore.

 

Nel suo racconto, il santo francese sgrana, come si fa per i grani della corona, le tante grazie a lui note accordate dalla Vergine attraverso la recita di questa semplice preghiera, alla quale, spiega, occorre ricorrere «con fede, con umiltà, fiducia e perseveranza».

«Guardatevi, ve ne prego», scrive in una delle sue opere, «dal considerare questa santa pratica piccola e di poca importanza, come sogliono fare molti dotti orgogliosi», essa infatti «è veramente grande, sublime, divina». E conclude: «Io non so come mai una devozione così piccola in apparenza sia il marchio infallibile della salvezza eterna».