1 Agosto 2013

Sant'Alfonso, la carestia e la grazia della preghiera cristiana

Sant'Alfonso, la carestia e la grazia della preghiera cristiana Tempo di lettura: 2 minuti

È il 1762 quando Alfonso Maria de’ Liguori, di cui oggi ricorre la memoria, diventa vescovo di Sant’Agata. Sull’Osservatore romano del 2 agosto, Mario Colavita racconta della terribile carestia che attanagliò il regno di Napoli due anni più tardi, la quale chiese la vita a 300mila persone, e di quanto fece il santo vescovo per il suo popolo. Così Colavita: «Nel febbraio di quell’anno la situazione era ormai insostenibile: poveri, braccianti, famiglie che non avevano di che mangiare, scendono in piazza alimentando tumulti e sommosse». Una di queste è rivolta contro il sindaco di sant’Agata, che si rifugia da sant’Alfonso, il quale lo nasconde e placa la folla donando anche «quel poco di grano e di derrate rimaste». Durante la  carestia – prosegue Colavita – Alfonso «per comprare il grano vendette due anelli preziosi, la croce pettorale d’oro, le ricche posate d’argento. Raccomandò con puntigliosità ai preti della diocesi di non essere insensibili nel dare ai poveri il pane». Rivolgendosi a uno dei suoi sacerdoti, per esortarlo a dare con generosità, Alfonso scriveva: «Io sto pieno di debiti; ma non fo difficoltà, in questi tempi così calamitosi, di lasciare di pagare i debiti, anzi penso di fare un altro debito per soccorrere la povera  gente».

Inoltre – prosegue l’articolo – «di comune accordo con il capitolo dei canonici e con i rettori e con gli economi delle varie cappelle, si obbligò a sostenere la spesa di 3000 ducati come calmiere del prezzo del pane almeno per sessanta giorni. Nell’archivio di Stato di Benevento abbiamo di recente rinvenuto alcuni atti notarili nei quali è riportato che il vescovo Alfonso de’ Liguori aveva acceso mutui per calmierare il prezzo del pane». Titolo dell’articolo La pratica della vita buona.

 

Una sollecitudine verso i poveri, quella di sant’Alfonso, che va di pari passo alla sua spiritualità. Sulla quale si era soffermato Benedetto XVI, in una catechesi della quale riportiamo un passaggio:

«Sant’Alfonso aveva coniato una famosa massima, molto elementare, che dice: “Chi prega si salva, chi non prega si danna!”. A commento di tale frase lapidaria, aggiungeva: “Il salvarsi insomma senza pregare è difficilissimo, anzi impossibile… ma pregando il salvarsi è cosa sicura e facilissima” (II, Conclusione). E ancora egli dice: “Se non preghiamo, per noi non v’è scusa, perché la grazia di pregare è data ad ognuno… se non ci salveremo, tutta la colpa sarà nostra, perché non avremo pregato” (ibid.). Dicendo quindi che la preghiera è un mezzo necessario, sant’Alfonso voleva far comprendere che in ogni situazione della vita non si può fare a meno di pregare, specie nel momento della prova e nelle difficoltà. Sempre dobbiamo bussare con fiducia alla porta del Signore, sapendo che in tutto Egli si prende cura dei suoi figli, di noi».