10 Agosto 2013

Magris, la poesia e quel tesoro in vasi di coccio

Magris, la poesia e quel tesoro in vasi di coccio Tempo di lettura: < 1 minute

«Tutti noi siamo vasi d’argilla, fragili e poveri, ma nei quali c’è un tesoro immenso che portiamo». È un tweet attribuito a papa Francesco che Claudio Magris ha commentato sul Corriere della Sera del 10 agosto nell’articolo Noi Vasi d’Argilla pieni di Speranza la Poesia di Francesco. Scrive Magris: «Siamo tutti vasi di coccio, ha ricordato, sapendo di esserlo anche lui. Non è una cosa da niente, perché il coccio si rompe facilmente e le occasioni d’urto con oggetti duri e contundenti sono tante. Ma il tono con cui lo dice, privo di ogni retorico ottimismo, aiuta a continuare il nostro bizzarro cammino senza preoccuparsi troppo delle botte che si ricevono e senza rovinarsi l’esistenza con la continua paura del finale in cui andiamo in pezzi. E questo perché le sue parole fanno sentire concretamente l’infinito significato e valore che c’è in ogni precario vaso di coccio, in ognuno di noi, e che il patatrac finale non vanifica. Sono verità che sono già state dette e che conosciamo, ma che hanno bisogno di essere ridette […] per non spegnersi, così come c’è bisogno che una vera poesia ogni tanto ci faccia scoprire nuovamente il colore dell’alba o del mare».