7 Novembre 2013

Il realismo della dottrina del peccato originale

Il realismo della dottrina del peccato originale Tempo di lettura: < 1 minute

L’Avvenire del 6 novembre pubblica un’interessante riflessione sul peccato originale del teologo Giuseppe Tanzella Nitti. Riportiamo una risposta della sua intervista, rilasciata ad Andrea Galli: «L’esistenza di un peccato all’origine del genere umano si accorda con quanto l’uomo può verificare empiricamente, nella storia dei popoli e nella sua stessa esistenza personale. È paradossale che un essere intelligente, capace di pensiero filosofico e di progresso tecnico-scientifico, che se volesse potrebbe impiegare le proprie risorse e la propria intelligenza per aumentare la qualità di vita dei popoli, eliminando tante sofferenze e cooperando come in una sola famiglia, applichi invece il suo genio e la sua razionalità per combattere, distruggere, umiliare e uccidere. Non è pura bestialità, ma intelligenza che concepisce il male e lo persegue razionalmente. Qualcosa non funziona tra noi. Mentre gli altri animali suonano sempre con lo stesso registro, noi siamo capaci di interpretare le note più sublimi e quelle più ignobili. Qualcosa è misteriosamente avvenuto alle origini e qualcosa continua a avvenire in ognuno di noi: siamo depositari di una promessa maggiore di quanto siamo capaci di mettere in pratica. Il testo sacro può essersi servito anche del linguaggio del mito per trasmettere questa verità originaria, ma essa rimane tanto reale quanto l’esistenza quotidiana di ciascuno, come già osservava il poeta pagano Ovidio: “Video meliora proboque deteriora sequor”».