19 Dicembre 2013

Il Papa, la superbia dei pelagiani e l'umiltà che attende tutto dal Signore

Il Papa, la superbia dei pelagiani e l'umiltà che attende tutto dal Signore Tempo di lettura: 2 minuti

Sant’Agostino. Sua la condanna del pelagianesimo, eresia che descrisse come “orrendo e occulto veleno”

Nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta, il Papa ha preso spunto da alcuni miracoli descritti nella Bibbia, in particolare la fecondità impossibile di alcune donne, per spiegare: «Il Signore interviene nella vita di queste donne per dirci: “Io sono capace di dare vita”. Anche nei Profeti c’è l’immagine del deserto, la terra deserta incapace di far crescere un albero, un frutto, di far germogliare qualcosa. “Ma il deserto sarà come una foresta – dicono i Profeti – sarà grande, fiorirà”. Ma il deserto può fiorire? Sì. La donna sterile può dare vita? Sì. Quella promessa del Signore: Io posso! Io posso dalla secchezza, dalla secchezza vostra, far crescere la vita, la salvezza! Io posso dall’aridità far crescere i frutti!». Questo «L’intervento di Dio che ci fa fecondi, che ci dà la capacità di dare vita». 

E ha ammonito: non possiamo fare questo «da noi soli»; eppure, nonostante questa impossibilità, «tanti hanno fatto la prova di pensare alla nostra capacità di salvarci […] Anche i cristiani, eh! Pensiamo ai pelagiani, per esempio. Tutto è grazia. È l’intervento di Dio che ci porta la salvezza. È l’intervento di Dio che ci aiuta nel cammino della santità. Soltanto Lui può. Ma da parte nostra cosa facciamo? Primo: riconoscere la nostra secchezza, la nostra incapacità di dare vita […] Secondo, chiedere: “Signore, io voglio essere fecondo”».

La Bibbia mostra come «i superbi, quelli che credono che possono fare tutto da sé, sono colpiti». Invece, ha proseguito Francesco, «l’umiltà è necessaria per la fecondità. Quante persone credono di essere giuste […] e alla fine sono poveracce. L’umiltà di dire al Signore: “Signore, sono sterile, sono un deserto” e ripetere in questi giorni quelle belle antifone che la Chiesa ci fa pregare: “O figlio di David, o Adonai, o Sapienza – oggi – o radice di Jesse, o Emmanuel, vieni a darci vita, vieni a salvarci, perché Tu solo puoi, io solo non posso!” E con questa umiltà, l’umiltà del deserto, l’umiltà di anima sterile, ricevere la grazia, la grazia di fiorire, di dare frutto e di dare vita».