27 Novembre 2012

Il Papa, il cardinale Harvey e la teologia che nasce stando in ginocchio

Il Papa, il cardinale Harvey e la teologia che nasce stando in ginocchio Tempo di lettura: < 1 minute

Concistoro. La celebrazione eucaristica con i nuovi cardinali

All’inizio della celebrazione eucaristica presieduta dal Santo Padre il 25 novembre alla presenza dei cardinali creati il giorno precedente, Michael Harvey, primo della lista dei neoporporati, ha rivolto un saluto al Papa. Così il presule: «Santo Padre, quando accettò l’onere del ministero petrino nel 2005, la Chiesa e il mondo la conoscevano come una mente eletta, come uno dei grandi teologi del nostro tempo. Ora, dopo più di sette anni e mezzo, la Chiesa e il mondo hanno potuto conoscerla meglio; così hanno compreso che la sua straordinaria padronanza delle verità della dottrina cristiana e la sua singolare capacità di rendere vive tali verità attraverso la catechesi e le omelie, affondano le loro radici in una fede profonda: questa sua fede, ne siamo certi, si è arricchita lungo una vita di studio e di insegnamento, guidata dalla regula fidei e nutrita dalla liturgia della Chiesa. La sua vita di studioso – come sacerdote e professore, come vescovo diocesano, come Prefetto della Curia romana, e da ultimo come vescovo di Roma – è stata una lezione vivente attestante che la teologia più profonda non è quella articolata a tavolino, ma quella elaborata stando in ginocchio». L’intervento del cardinale Harvey è stato pubblicato sull’Osservatore romano del 26-27 novembre.