4 Agosto 2014

Il Papa e il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci

Il Papa e il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci Tempo di lettura: 2 minuti

«In questa domenica, il Vangelo ci presenta il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci»: Francesco ha iniziato così  l’Angelus del 3 agosto. E ha spiegato che questo episodio contiene «tre messaggi». «Il primo è la compassione. Di fronte alla folla che lo rincorre e – per così dire – “non lo lascia in pace”, Gesù non reagisce con irritazione, non dice: “Questa gente mi dà fastidio”. No, no. Ma reagisce con un sentimento di compassione, perché sa che non lo cercano per curiosità, ma per bisogno. Ma stiamo attenti: compassione – quello che sente Gesù – non è semplicemente sentire pietà; è di più! Significa con-patire, cioè immedesimarsi nella sofferenza altrui, al punto di prenderla su di sé. Così è Gesù: soffre insieme a noi, soffre con noi, soffre per noi. E il segno di questa compassione sono le numerose guarigioni da lui operate». E ha spiegato come «Gesù ci insegna ad anteporre le necessità dei poveri alle nostre. Le nostre esigenze, pur legittime, non saranno mai così urgenti come quelle dei poveri, che non hanno il necessario per vivere».

Il secondo è la condivisione. A sera i discepoli chiedono a Gesù di congedare le folle perché trovino altrove il cibo. Una logica egoista, secondo il Papa. Invece «Gesù ragiona secondo la logica di Dio, che è quella della condivisione. Quante volte noi ci voltiamo da un’altra parte pur di non vedere i fratelli bisognosi! E questo guardare da un’altra parte è un modo educato per dire, in guanti bianchi, “arrangiatevi da soli”. E questo non è di Gesù: questo è egoismo. Se avesse congedato le folle, tante persone sarebbero rimaste senza mangiare. Invece quei pochi pani e pesci, condivisi e benedetti da Dio, bastarono per tutti. E attenzione! Non è una magia, è un “segno”: un segno che invita ad avere fede in Dio, Padre provvidente, il quale non ci fa mancare il “nostro pane quotidiano”, se noi sappiamo condividerlo come fratelli».

Il terzo è l’eucaristia, che il pane distribuito prefigura: «Lo si vede nel gesto di Gesù che “recitò la benedizione” prima di spezzare i pani e distribuirli alla gente. È lo stesso gesto che Gesù farà nell’Ultima Cena, quando istituirà il memoriale perpetuo del suo Sacrificio redentore. Nell’Eucaristia Gesù non dona un pane, ma il pane di vita eterna, dona Se stesso, offrendosi al Padre per amore nostro».

 

Nota a margine. Abbiamo iniziato questa nota con quell’accenno al miracolo che usa Francesco per introdurre la sua riflessione, ché senza i miracoli del Signore – evidenti a tutti o più nascosti che siano – non si dà fede. Infatti, il Vangelo per gran parte racconta proprio di questi. E «credettero» è la chiosa riferita ai discepoli che riporta il Vangelo a ogni nuovo miracolo del Signore. Ovvio che si può anche negarli, come accadeva al tempo. Come anche farne un inutile orpello dell’avvenimento cristiano, come tendono a fare oggi anche alcuni pastori della Chiesa più o meno illustri.