10 Luglio 2015

Il Papa: Dio non scarta, valorizza e moltiplica

Il Papa: Dio non scarta, valorizza e moltiplica Tempo di lettura: 3 minuti

Ha preso spunto dalla parabola dei pani e dei pesci il Papa per parlare al suo popolo, quel popolo latinoamericano al quale è tornato a far visita in questo pellegrinaggio che lo ha portato in Ecuador, Bolivia e Paraguay.  E ne ha preso spunto per spiegare che nessuno è escluso davanti a Dio, anzi.

Ne ha parlato nell’omelia della messa celebrata nella piazza di Cristo Redentore, a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia), della quale riportiamo brani.

 

La parabola evangelica è nota: quel giorno vicino a Gesù erano davvero tanti, cinquemila. Una folla oceanica per il tempo, venuta per vedere e ascoltare, anche se da distante, quell’uomo così straordinario. Scende sera e gli apostoli si preoccupano di loro: devono tornare a casa a mangiare, non hanno nulla con cui sfamarli, se non pochi pani e ancor meno pesci. Così chiedono a Gesù di farli andare. E il Signore compie il miracolo della moltiplicazione. Francesco ne ha preso spunto per allargare l’orizzonte di questa dinamica: «Di fronte a tante situazioni di fame nel mondo possiamo dire: “Scusate, non tornano i conti”; è impossibile affrontare queste situazioni; e allora la disperazione finisce per prenderci il cuore». Ha detto Francesco alla folla adunata per la messa.

 

La logica degli apostoli è umana, tutta umana, come umana, ma di un’umanità decaduta, la logica che «pretende di imporsi nel mondo, in tutto il mondo, ai nostri giorni»: la logica di scartare chi non può produrre. E oggi come allora: «Gesù ancora una altra volta ci parla e ci dice: “No, no, non è necessario escluderli, non è necessario che se ne vadano, date loro voi stessi da mangiare”». Quella di Gesù non è la logica del mondo; Egli fonda una «logica di comunione […] una logica di comunità». Egli prende i pani, li benedice e li distribuisce, tre azioni sulle quali Francesco si è soffermato.

 

Già, Gesù «prende», non scarta. Perché Egli «prende molto seriamente la vita dei suoi. Li guarda negli occhi e in essi capisce la loro vita, i loro sentimenti. Vede in quegli sguardi quello che palpita e quello che ha smesso di palpitare nella memoria e nel cuore del suo popolo. Lo considera e lo valorizza. Valorizza tutto ciò che di buono possono offrire, tutto il bene sulla cui base si può costruire».

 

Dopo aver radunato i suoi, Gesù benedice anzitutto il Padre, perché «ogni vita, tutta quella vita è frutto dell’amore misericordioso». Ogni vita è un «dono» che «posto nelle mani di Dio, acquisisce una forza che lo moltiplica. Il nostro Padre non toglie nulla, tutto moltiplica» grazie al dono dello Spirito Santo, che appartiene alla benedizione di Dio, come avvenne quel giorno della moltiplicazione quando Gesù ringrazia Dio e chiede al Padre suo il dono dello Spirito che trasforma le cose. «In Gesù non vi è un prendere che non sia una benedizione», una benedizione che «è anche con-dividere».

 

Bellissima, quindi, l’immagine della condivisione descritta dal Papa: «Possiamo immaginare adesso, come passavano di mano in mano i pani e i pesci fino a giungere a quelli più lontani. Gesù riesce a creare una corrente tra i suoi, tutti condividevano ciò che avevano, facendolo diventare dono per gli altri».

 

E così avviene per l’eucaristia, che è «Sacramento di comunione, che ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela e ci dà la certezza che ciò che possediamo e ciò che siamo, se è accolto, benedetto e offerto, mediante la potenza di Dio, con la potenza del suo amore, diventa pane di vita per gli altri».

E ha concluso chiedendo di guardare Maria. Ella «sia oggi il nostro esempio per affidarci alla bontà del Signore, che compie opere grandi mediante piccole cose, mediante l’umiltà dei suoi servi».