19 Gennaio 2015

Il Papa: certe cose si vedono solo con occhi puliti dalle lacrime

Il Papa: certe cose si vedono solo con occhi puliti dalle lacrime Tempo di lettura: 4 minuti

Usuale bagno di folla per il Papa nel suo viaggio nello Sri-Lanka, Paese che è stato travagliato da una lunga e terribile guerra civile a sfondo etnico-religioso, e nelle Filippine, il Paese asiatico con la più alta densità di cattolici. Ai primi ha parlato di pace e riconciliazione, ai secondi ha ribadito il tema portante del suo Pontificato (oltre alla centralità della misericordia): l’importanza dei poveri nel Vangelo e per la Chiesa. Tanti spunti interessanti in questo viaggio, che denota ancora una volta l’attenzione con la quale Francesco guarda a Oriente (nell’agosto scorso il viaggio in Corea del Sud). Non solo perché vede l’Asia come luogo privilegiato di evangelizzazione, ma anche come risorsa di fede, speranza e carità per la Chiesa universale.

 

Di questo viaggio riportiamo alcuni passaggi dell’intervento tenuto nell’incontro con i giovani presso il  campo sportivo dell’Università Santo Tomas di Manila; intervento a braccio, dal momento che il Papa, messo da parte il discorso preparato, si è fatto interpellare nel profondo dagli interventi dei ragazzi.

 

«Ti ringrazio, Jun, che hai presentato con tanto coraggio la tua esperienza. Come ho detto prima, il nucleo della tua domanda quasi non ha risposta. Solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che voi avete vissuto possiamo capire qualcosa e rispondere qualcosa. La grande domanda per tutti: perché i bambini soffrono? Perché i bambini soffrono? Proprio quando il cuore riesce a porsi la domanda e a piangere, possiamo capire qualcosa. C’è una compassione mondana che non serve a niente! Una compassione che tutt’al più ci porta a mettere mano al borsellino e a dare una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe passato, curato tre o quattro persone e sarebbe tornato al Padre. Solamente quando Cristo ha pianto ed è stato capace di piangere ha capito i nostri drammi.

Cari ragazzi e ragazze, al mondo di oggi manca il pianto! Piangono gli emarginati, piangono quelli che sono messi da parte, piangono i disprezzati», ma noi «non sappiamo piangere. Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime».

 

«La grande domanda: perché i bambini soffrono?, l’ha fatta piangendo e la grande risposta che possiamo dare tutti noi è imparare a piangere.

Gesù nel Vangelo ha pianto, ha pianto per l’amico morto. Ha pianto nel suo cuore per quella famiglia che aveva perso la figlia. Ha pianto nel suo cuore quando ha visto quella povera madre vedova che portava al cimitero suo figlio. Si è commosso e ha pianto nel suo cuore quando ha visto la folla come pecore senza pastore. Se voi non imparate a piangere non siete buoni cristiani».

 

«Il vero amore è amare e lasciarmi amare. E’ più difficile lasciarsi amare che amare. Per questo è tanto difficile arrivare all’amore perfetto di Dio, perché possiamo amarlo, ma la cosa importante è lasciarsi amare da Lui. Il vero amore è aprirsi a questo amore che ci precede e che ci provoca una sorpresa. Se voi avete solo tutta l’informazione siete chiusi alle sorprese; l’amore ti apre alle sorprese, l’amore è sempre una sorpresa perché presuppone un dialogo a due. Tra chi ama e chi è amato. E di Dio diciamo che è il Dio delle sorprese perché Lui ci ha amati per primo e ci aspetta con una sorpresa. Dio ci sorprende.. Lasciamoci sorprendere da Dio! E non abbiamo la psicologia del computer, di credere di sapere tutto».

 

«Pensiamo a san Matteo: era un buon commerciante, in più tradiva la sua patria perché prendeva le tasse dei giudei per darle ai romani, era pieno di soldi e prendeva le tasse. Passa Gesù, lo guarda e gli dice: vieni! Quelli che stavano con Lui dicono: “Chiama questo che è un traditore, un infame?” E lui si attacca al denaro. Ma la sorpresa di essere amato lo vince e segue Gesù. Quella mattina quando aveva salutato sua moglie non avrebbe mai pensato che sarebbe tornato senza denaro e di fretta per dire a sua moglie di preparare un banchetto. Il banchetto per colui che lo aveva amato per primo. Che lo aveva sorpreso con qualcosa di più importante di tutti i soldi che aveva».

 

«A tutti quelli che Gesù ama tanto perché danno tanto agli altri io domando: voi lasciate che gli altri vi diano di quell’altra ricchezza che voi non avete? I sadducei, i dottori della legge dell’epoca di Gesù davano molto al popolo, davano la legge, insegnavano, ma non hanno mai lasciato che il popolo desse loro qualcosa. E’ dovuto venire Gesù per lasciarsi commuovere dal popolo. Quanti giovani come voi che sono qui sanno dare però non sono altrettanto capaci di ricevere!
“Una cosa sola ti manca”. Questo è ciò che ci manca: imparare a mendicare da quelli a cui diamo».

 

Riportiamo anche un cenno tratto dall’omelia della messa celebrata, sempre a Manila, il 18 gennaio:

 

«Il diavolo è il padre della menzogna. Spesso egli nasconde le sue insidie dietro l’apparenza della sofisticazione, il fascino di essere “moderni”, di essere “come tutti gli altri”. Egli ci distrae con il miraggio di piaceri effimeri e di passatempi superficiali. In tal modo noi sprechiamo i doni ricevuti da Dio, giocherellando con congegni futili; sprechiamo il nostro denaro nel gioco d’azzardo e nel bere; ci ripieghiamo su noi stessi. Trascuriamo di rimanere centrati sulle cose che realmente contano. Trascuriamo di rimanere interiormente come bambini. Questo è il peccato: dimenticarsi interiormente di essere figli di Dio. I bambini infatti, come ci insegna il Signore, hanno la loro propria saggezza, che non è la saggezza del mondo».