18 Maggio 2015

Il miracolo del sommergibile Pacocha

Il miracolo del sommergibile Pacocha Tempo di lettura: 2 minuti

Sul Corriere della Sera del 18 maggio, Vittorio Messori racconta il miracolo avvenuto al tenente di vascello Luìs Cotrina, in Perù. Il suo sommergibile, il Pacocha, di ritorno da un’esercitazione, si schianta contro la prua di una baleniera giapponese. La prua corazzata della nave, attrezzata per rompere il ghiaccio, sfonda la poppa del Pacocha. Nell’impatto muore il comandante e il suo secondo, Cotrina, ordina l’evacuazione.

 

Alcuni dei marinai riescono a uscire e a buttarsi in acqua, ma il «portello usato come via di fuga non si è chiuso e non può chiudersi: per l’urto, le leve di chiusura sono uscite dai loro alloggiamenti e ne impediscono la serrata». Ne entra una cascata d’acqua la cui pressione aumenta a dismisura con l’inabissarsi del vascello.

 

Nell’aiutare i suoi, Cotrina precipita dalla scaletta che sale al portello e si ferisce. Giace sul fondo del sommergibile, sanguinante, ormai spacciato. Ed ecco che gli appare, al centro di una esplosione di luce, il volto sorridente di suor Maria di Gesù Crocifisso, della quale aveva letto una biografia regalatagli da una suora mentre, tempo prima, era infermo in un’ospedale.

Racconta Messori: «Come stabiliranno le inchieste della marina peruviana (affiancate da un’indagine della Us Navy americana e passate infine al vaglio dei tecnici nominati dalla Congregazione dei santi) la pressione esercitata dall’acqua sul portello equivale a un minimo di cinque tonnellate, compensate per circa una tonnellata dalla pressione interna del sommergibile. Il giovane, dunque, [per salvarsi ndr.] deve sollevare quel portello, vincendo la spinta di quattro tonnellate […]»

 

«Deve anche, nel frattempo, tenere una mano aggrappata alla maniglia per reggere alla violenza dell’acqua che rischia di travolgerlo. Inoltre sanguina con abbondanza. A quanto pare i massimi campioni di sollevamento pesi riescono a staccare dal suolo poco più di 450 chili. Ebbene, sotto le acque di porto Callao [luogo nel quale è avvenuto il naufragio ndr.] il portello fu sollevato, i ganci furono fatti rientrare, la falla fu richiusa: il peso sollevato dal marinaio peruviano fu, dunque, di quasi dieci volte superiore ai primati olimpici».

 

Il Pacocha è stato a suo tempo riportato in secca e demolito, ma non la torretta e il portello, che sono stati esposti «davanti all’accademia militare navale del Perù, con una targa che non parla solo del valore di un militare ma anche – esplicitamente – di milagro. Di miracolo insomma».

 

Nota a margine. Piace riportare questo avvenimento raccontato da Messori per tanti motivi. Uno di questi è per quella sorta di monumento eretto davanti all’accademia navale peruviana: in fondo quel che interessa al mondo sono i miracoli che fa il Signore. Le cose ordinarie il mondo le conosce ampiamente, meglio di tutti i dottori della Chiesa… suor Maria di Gesù crocifisso è stata canonizzata ieri da papa Francesco in Piazza San Pietro.