15 Maggio 2013

Il cuore dell'uomo attende un Padre che lo perdoni

Il cuore dell'uomo attende un Padre che lo perdoni Tempo di lettura: 2 minuti

Esce il XII volume dell’Opera omnia di Jospeh Ratzinger (editrice vaticana). L’Osservatore romano del 15 maggio pubblica una delle omelie ivi contenute, nella quale Ratzinger racconta la conversione dello scrittore francese Julien Green. Green, ricorda Ratzinger, «si permetteva tutto quello che voleva, era incatenato ai piaceri contrari a Dio così che, da un lato, ne aveva bisogno per rendersi la vita sopportabile, ma, dall’altro, trovava insopportabile proprio quella stessa vita. Va dal grande teologo Henri Bremond, ma la conversazione resta sul piano accademico, sottigliezze teoriche che non l’aiutano. Instaura un rapporto con i due grandi filosofi, i coniugi Jacques e Raissa Maritain. Raissa Maritain gli indica un domenicano polacco. Lui lo incontra e gli descrive ancora questa vita lacerata. Il sacerdote gli dice: “E Lei è d’accordo a vivere così?”. “No, naturalmente no!”, risponde. “Dunque vuole vivere in modo diverso; è pentito?”. “Sì”, fa Green. E poi accade qualcosa di inaspettato. Il sacerdote gli dice: “Si inginocchi! Ego te absolvo a peccatis tuis” – ti assolvo”. Scrive Green: “Allora mi accorsi che in fondo avevo sempre atteso questo momento, avevo sempre atteso qualcuno che dicesse: inginocchiati, ti assolvo. Andai a casa: non ero un altro, no, ero finalmente ridiventato me stesso”». In ultima analisi, prosegue Ratzinger, se siamo onesti vediamo che «questa attesa è in ognuno di noi, che il nostro intimo grida che vi sia qualcuno che dica: “Inginocchiati! Ego te absolvo“»

E, di seguito, citando un teologo protestante che accennava alla necessità di raccontare in modo nuovo la parabola del figlio prodigo, spiega: «Ma questo figliol prodigo siamo noi. La sua difficoltà è la difficoltà del nostro tempo che si vanta di essere una società senza padre. Seguendo Freud, abbiamo creduto che il padre fosse l’incubo del “Super io”, colui che limita la nostra libertà, e che ce ne dobbiamo liberare».